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Vangioni saluta il Seravezza «È nata una sintonia speciale»

Michele Morabito
Vangioni saluta il Seravezza «È nata una sintonia speciale»

Il mister verdeazzurro lascia dopo cinque anni tra lacrime e qualche rimpianto «Chissà cosa sarebbe successo senza il Covid: magari eravamo in C»

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seravezza. Walter Vangioni lascia il Seravezza: lo avevamo sentito dire già lo scorso anno, poi quando le cose sembravano fatte, stretta di mano con il presidente Vannucci e nuova avventura quest’anno dopo che la scorsa stagione si era interrotta quando il Seravezza aveva una serie aperta di otto vittorie e correva verso il secondo, e chissà magari anche primo posto. Quest’anno di nuovo inizio al rallentatore che si protrae per tutto il girone di andata, rapporti che si incrinano, mister di fatto a casa e poi di nuovo una riscossa che ha portato alla salvezza.

Un grande amore tra la piazza di Seravezza e il suo mister, uno di quelli che non può lasciare indifferenti, esagitato in panchina con la sua tuta e la borraccia collocata nell’angolo dell’area tecnica, con le sue esultanze ai gol e le urla ai giocatori che non andavano in copertura, le invocazioni ad un fantomatico “Mario” per chiamare una giocata segreta, l’ironia in conferenza stampa. Insomma, un tipo ingombrante che ha però scritto alcune delle pagine più belle del gioco al Seravezza Pozzi. Tanti amici, ma anche detrattori che gli dicevano che era facile giocare con Rodriguez davanti e tutti a lanciar lungo o altro.

Walter Vangioni si è sempre preso le colpe delle sconfitte senza nascondesi dietro arbitri e errori individuali, poi via via è cresciuto nella capacità di proporre un calcio fatto di palleggio e gioco di squadra senza amare schemi e numeri, ma più attento al gioco. Ha sempre avuto un bel centrocampo, ma anche la capacità di lanciare dei ragazzi, Bresciani, Biagi, Bedini, Bongiorni, Podestà che sono diventati suoi fedelissimi.

Uno così o lo ami o non lo sopporti, ma in questi anni nel Seravezza c’è stato molto di Vangioni nelle impresedel Seravezza Pozzi dalla promozione a sorpresa a scapito del Roselle, oggi Grosseto, fino ai due terzi posti con il dubbio su cosa sarebbe successe se Rodriguez avesse concluso quel campionato in cui il cubano, lanciato prima punta, finì con 19 reti nel girone di andata. Vangioni seppe reinventare la squadra con più responsabilità offensiva per i centrocampisti. Quest’anno tante difficoltà e quando l’esonero era cosa fatta quel “Con me il Seravezza si salverà”. Ennesima sfida vinta: lacrime ed abbracci e comunque, vada un Seravezza che sarà qualcosa di diverso: «Non avrei mai pensato di rimanere a Seravezza cinque anni – commenta il mister –: non accade spesso nel mondo del calcio: è nata una sintonia speciale che è stata evidente nel momento dei saluti con tanti dirigenti, tifosi, tanti anziani che si sono lasciati andare ad un momento di commozione. Quest’anno sono voluto rimanere, è stato commesso qualche errore da parte di tutti nella costruzione della squadra e ci siamo trovati in un momento difficile che ha logorato alcuni rapporti, non quello con il presidente, ma era nelle possibilità che le strade mie e del Seravezza si separassero. Lascio tanti amici e tanti ricordi, tante vittorie. Un rimpianto? Forse capire come sarebbe finita con Rodri in quell’anno in cui anche senza di lui riuscimmo poi a stare in vetta per un paio di giornate. Ma anche lo scorso campionato chissà cosa sarebbe successo senza il Covid. Magari, eravamo in serie C. Devo solo ringraziare per questi anni: non ho ancora una squadra e intanto sto frequentando il corso a Coverciano Uefa A per allenare nei professionisti. È una bella esperienza con tanti ex giocatori e tanti allenatori bravi. Lascio tanti amici: grazie per questi anni». Ma se fosse solo un arrivederci? Certi amori, come dice una canzone, fanno dei giri immensi e poi ritornano e il Vangio sotto sotto è un sentimentale. —

Michele Morabito

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