Sicurezza
Furlan in serie A... dalla panchina
Secondo portiere dell’Empoli in B, ha vissuto l’esaltante cavalcata azzurra: «Scommessa vinta»
Gabriele Noli
Viareggio. Primo, da secondo. Portiere di riserva dell’Empoli promosso in serie A, Jacopo Furlan – friulano di nascita ma viareggino d’adozione - ci ha messo i suoi guantoni quando si è reso necessario. Non molto spesso, abbastanza comunque per ritagliarsi una fetta di merito.
Come ha festeggiato?
«All’inizio con moderazione, anche perché io non potevo mollare mentalmente prima dell’ultima gara di campionato con il Lecce, che sapevo avrei giocato. Ho festeggiato sia con i grandi, sia con i più giovani del gruppo, ho fatto da ponte. A volte mi scordo che ho già 28 anni (scherza)».
Ha disputato poche partite (7, 5 in campionato più 2 in coppa), ma di qualità.
«Sono convinto di aver fatto ciò che mi si chiedeva: essere affidabile, soprattutto nelle quattro partite di campionato a dicembre (al posto del titolare Brignoli, positivo al Covid-19)».
A gennaio, poi, il tecnico Dionisi l’ha schierata titolare in Coppa Italia contro il Napoli. Com’è giocare allo stadio “Maradona”?
«La ricorderò come una giornata colma di emozioni intense. Nonostante affrontassimo una squadra di campioni, abbiamo tirato fuori una prestazione di livello, seppur non premiata dal risultato. Ma quella partita e la successiva di campionato con la Salernitana ci hanno fatto capire quanto fossimo forti».
Non disputava una stagione da riserva dai tempi dell’Esperia: come l’ha vissuta?
«Per me era una scommessa. Io volevo la serie B, a dire la verità speravo di arrivarci prima (ride). Indubbiamente i risultati e l’unità del gruppo mi sono serviti soprattutto quando mi pesava non giocare. Ogni allenamento era un’assidua ricerca del miglioramento. E questo alla fine ha prevalso sul pensiero di non scendere in campo. Sono contento di come sono riuscito a gestire il mio ruolo. Ritengo di essere cresciuto tanto, come portiere e prima ancora come uomo».
Cosa le ha dato maggior soddisfazione?
«Aver dimostrato a me stesso di essere un portiere da Serie B. Io questa consapevolezza ce l’avevo, ma occorreva la riprova del campo. In fondo, per me si trattava della prima esperienza in cadetteria dopo tantissime stagioni in C».
E pensare che la stagione avrebbe potuto disputarla con il Livorno, invece retrocesso in serie D.
«Sono stato io a decidere di non rimanere lì. Ci tengo a chiarire questo aspetto perché ho letto ricostruzioni inesatte della vicenda. A Livorno ho svolto pochi allenamenti in estate, si percepiva un’atmosfera surreale, mancavano i presupposti per legarmi a loro. A quel punto sono rientrato al Catania, ancora proprietario del mio cartellino: a inizio ottobre il mister voleva farmi giocare ma l’avevo messo al corrente che l’indomani sarei andato all’Empoli».
Cosa c’è nel suo futuro?
«Saperlo con certezza adesso è impossibile. Io sono ancora un giocatore dell’Empoli, avendo un altro anno di contratto. Al momento opportuno mi confronterò con la società e a quel punto il quadro sarà un po’ più delineato». —
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