Gioco
Il sogno europeo di Niels adesso è realtà «Le Olimpiadi di Parigi prossimo obiettivo»
Torre rivive la gara che gli ha regalato l’oro agli assoluti di Varese: «Al traguardo ho temuto che fossimo arrivati secondi»
Gabriele Noli
Viareggio. La gara, dopo averla vinta, se l’è rivista. Soffermandosi sugli ultimi 500 metri, «i più interessanti». Niels Torre racconta al presente l’oro conquistato domenica nel quattro di coppia pesi leggeri agli Europei di canottaggio di Varese, come se tra l’azione e il ricordo di essa non siano passate 24 ore, con un margine di qualche minuto. «Prendiamo sulla Francia un vantaggio che sembra difficile da perdere, poi loro ci recuperano e arriviamo in volata». E così l’esito si fa incerto, al punto da dover attendere il responso ufficiale. «Al suono delle trombette mi sono voltato e nel vedere la Francia avanti a noi, superata la linea del traguardo, ho pensato: “Niente oro”. E invece mi sbagliavo: meno male...». Un’altra beffa sarebbe stata complicata da accettare dopo quella degli Europei 2020, a Poznan (in Polonia): lì Torre aveva chiuso con 36 centesimi di ritardo dal vincitore nel singolo pesi leggeri. Domenica, invece, ne sono bastati appena due per tenere dietro la Francia. «Se la gara fosse durata un paio di metri in più, non credo proprio che sarebbe finita così...», ammette con sollievo il ventunenne della Canottieri Viareggio durante il viaggio di ritorno (in treno) reso piacevole dall'ulteriore medaglia messa al collo.
Alla fine è stata una questione di centesimi. E centimetri. Cos’è che ha fatto la differenza?
«Ogni movimento, ogni palata. Con un paio di colpi in meno l’oro ci sarebbe sfuggito. Le finali così combattute dimostrano che niente è scontato, figuriamoci in un quattro di coppia».
Lei, oltretutto, era capovoga: una responsabilità mica da poco…
«All’inizio neppure io sapevo se sarei stato in grado, trattandosi di una prima volta per me. Il capovoga deve dettare il ritmo alla barca, capire quando attaccare e quando gestire. Abbiamo persino stabilito il record europeo. Sì, è andata davvero bene».
Eppure le sensazioni dopo la preliminary race di venerdì non erano buone. Cos’è cambiato?
«Io e gli altri compagni di barca, con cui il rapporto è ottimo, eravamo coscienti che, per quanto il valore di ognuno fosse elevato, occorreva trovare l’assieme. Ci siamo riusciti negli allenamenti tra le due gare, aiutati pure dalla fortuna».
Cosa le hanno detto i suoi genitori dopo l’oro?
«Hanno sudato davanti alla tv per la suspense. Scherzi a parte, erano contenti».
Che sensazioni genera quella medaglia, il giorno dopo?
«È bello averla ottenuta. Quando partecipo alle competizioni l’intento è sempre quello: portarne a casa ogni volta almeno una in più».
Sono già 5 (3 ori e 2 argenti) tra assoluti e Under 23, ad appena 21 anni. Che effetto le fa, se ci pensa?
«In realtà, io penso già alla prossima (ride)».
E ai Giochi Olimpici?
«Quelli di Parigi sono il mio obiettivo: sto lavorando per avvicinarmici. Ho tre anni a disposizione (si terranno nel 2024) per dimostrare di meritarle».
A forza di medaglie la sua popolarità sta crescendo. Le fa piacere?
«Sì, mi rende felice e lo apprezzo, anche perché ai remieri non capita certo con la stessa frequenza dei calciatori (ride di nuovo). È gratificante notare che sempre più persone mi seguono: sui social ho letto commenti scritti da persone che non conosco, magari amici di amici o dei miei genitori. Mi sa che mi ci devo abituare...» —
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