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Versilia

La Tirreno-Adriatico, una festa del ciclismo di tutta la Versilia (tranne Viareggio)

G.N.
La Tirreno-Adriatico, una festa del ciclismo di tutta la Versilia (tranne Viareggio)

Pubblico scarso lungo il percorso a causa delle norme anticovid  ma un bel ritorno di immagine (e turistico) soprattutto per Lido 

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le due ruote

Nonostante si ritrovino gli elementi per il Grande Spettacolo – un parterre di corridori così eccezionale alla Tirreno-Adriatico, almeno nelle edizioni che hanno (avuto) nella Versilia il suo vettore iniziale, non si era mai visto – la percezione, nella zona del traguardo sul viale Bernardini (il lungomare di Lido), è tiepida, inevitabilmente condizionata dall’emergenza pandemica.

Di pubblico ce n’è, anche in quantità non marginale, così come alla partenza in piazza Matteotti, di fronte al pontile. Fanno da testimonianza quelle foto circolate rapidamente sui social network già ancor prima dell’epilogo della tappa, con un corollario di commenti che vanno dall’incredulità alla rabbia (eufemismo) incentivati dal contrasto con Viareggio, isolata da ieri con l’istituzione della zona rossa e precedentemente sotto il profilo sportivo, visto che la “corsa dei Due Mari” non l’ha neppure sfiorata .

E questa sì che era una sconfitta mica banale (e per altro ormai abituale), considerato che l’evento è stato trasmesso in tv da Rai e Eurosport (in Italia) e da altri 150 (circa) Paesi sparsi in giro per il mondo, per la legittima gioia dei comuni interessati (su tutti Camaiore, ma anche Massarosa, Pietrasanta e Forte dei Marmi) rivestiti di una pubblicità mediatica che incide positivamente a prescindere, figuriamoci adesso che siamo alle prese con l’emergenza sanitaria. Lungo la pista ciclabile e il tratto di marciapiede che la separa dall’ingresso degli stabilimenti balneari, ancor prima del secondo (nonché penultimo) transito dei corridori in gara, quelli amatoriali si piazzano vicino alle transenne, nei punti che assicurano loro la migliore visuale possibile per godersi l’arrivo in volata. Casco in testa, mascherina sul volto, completini di vari colori addosso, le bici di fianco. Sono loro, per numero, a farla da padrona.

Ma si notano anche appassionati non praticanti, incentivati dalla voglia di normalità nei limiti concessi dalla zona arancione (in cui si trova ancora la Toscana e dunque il resto della Versilia). Polizia, guardia di finanza e vigili urbani controllano che non si verifichino comportamenti inopportuni, sebbene il metro di distanza tra gli spettatori rimanga tale solo in linea teorica.

Il clima, per il resto, è tranquillo (anche sul Pitoro, dove c’è comunque chi, a bordo strada, saluta il passaggio del gruppo). Paradossalmente troppo, per una corsa così tradizionalmente sentita (e seguita) come la Tirreno-Adriatico. Basti ricordare l’edizione 2020, posticipata in autunno proprio a causa dello scoppio – un anno fa, di questi tempi – della pandemia. In quell’occasione, il pubblico era stato ben più presente. Questione di numeri e coinvolgimento. Stavolta, l’arrivo (in volata, ad altissima velocità) del plotone viene accompagnato da applausi e qualche urlo di incitamento.

Non appena finita la tappa, comincia il deflusso (a piedi o in sella alla bici). E la normalità - o una parvenza di essa - svanisce rapidamente. —

G.N.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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