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il dopo mariotti 

Bertolucci, la gioia si tinge di azzurro

G.B.

Il neo tecnico della nazionale sorpreso dalla designazione «Voglio riportare l’Italia a vincere. E punterò sui giovani»

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Viareggio. I festeggiamenti negli spogliatoi, i messaggi di congratulazioni. E poi un mazzo di fiori: un omaggio che la città di Sarzana - attraverso l'assessore allo sport Barbara Campi - ha voluto presentargli, non solo per la fresca nomina a nuovo commissario tecnico della Nazionale di hockey ma anche per tutto quello che negli ultimi anni ha fatto per la squadra della città ligure. Alessandro Bertolucci non ha nascosto la commozione e l'emozione.

Bertolucci, si aspettava intanto questa nomina dal presidente Aracu?

«È stato un po' un fulmine a ciel sereno anche per me: sono stato chiamato dal presidente solo qualche ora prima che uscisse il comunicato ufficiale, ancora dobbiamo incontrarci per decidere tutto quanto. Per il momento sono ancora sopraffatto dalla cosa e dalle sensazioni che mi sta provocando: da giocatore ho sempre ritenuto la convocazione in Nazionale il massimo dell'ambizione e vincere un Mondiale con la maglia azzurra è stato un sogno che si è realizzato. Da allenatore ho riscoperto le stesse sensazioni, è veramente bellissimo: avverto tutta la responsabilità del caso, ovviamente, ma non posso che essere orgoglioso di questa nomina. E l'ambizione di portare l'Italia a vincere qualche trofeo non mi manca di certo».

Tra i motivi che hanno spinto Aracu a sceglierla c'è stato il grande lavoro svolto sui giovani: preparare il cambio generazionale sarà un punto fondante del suo progetto per la Nazionale?

«Credo la progettazione sui giovani sia fondamentale per garantire un futuro alla nazionale. Tra cinque-sette anni al massimo avremo bisogno di nuove leve e sono i ragazzi che oggi hanno 15-16 anni il futuro dell'hockey italiano. È sbagliato dire che non ci sono giovani interessanti: bisogna saperli osservare e lavorarci attentamente, partendo dalla fascia 6-12 anni per incentivare il movimento e riportare più tecnica di pattinaggio già a quell'età. Sono sicuro che Massimo Giudice farà un grande lavoro, ma lavoreremo fianco a fianco. E anzi servirà creare una sinergia con i tecnici dei settori giovanili delle società italiane perché solo così si crea un lavoro continuativo in ottica Nazionale».

In questi giorni tanti sono stati i festeggiamenti a Sarzana per questa sua nomina. Meno, paradossalmente, nella sua Viareggio.

«Ma no, ho ricevuto una montagna di messaggi dal popolo viareggino e questo mi basta: significa che a Viareggio ho lasciato il segno nella gente, che è sempre stata al mio fianco anche nei momenti più difficili. Qui a Sarzana la commozione è stata grande perché non mi aspettavo questo affetto dalla città: devo ringraziare tutti loro, a partire dal presidente Maurizio Corona, perché questo sogno è anche merito di chi mi ha permesso di lavorare al meglio in questi anni». —

G.B.

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