Il Tirreno

Versilia

L’INTERVISTA 

L’ultima staffilata del bomber Gori: il beach soccer in Italia è un grande bluff

Gabriele Noli
L’ultima staffilata del bomber Gori: il beach soccer in Italia è un grande bluff

Tin-Tin come Ramacciotti si sente abbandonato dalla Figc «Abbiamo doveri da professionisti e diritti da dilettanti»

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Gabriele Noli

VIAREGGIO. Rovesciare è ciò che a Gabriele Gori riesce meglio. Facile (per lui) se si tratta di un pallone da destinare in rete, complicato al limite del proibitivo quando l’operazione non riguarda direttamente il campo, ma quel che c’è fuori.

Era stato Dario Ramacciotti, compagno di mille battaglie con Viareggio e nazionale, a lamentare il (non) rapporto tra la Figc e i giocatori in un anno in cui il beach soccer italiano ha dovuto fare scena muta a causa della pandemia. «Il mio pensiero coincide con il suo. Come mi sono sentito? Abbandonato. Sento spesso ripetere: “Tu sei Gori, hai segnato quasi mille gol: ricevi senz’altro un trattamento privilegiato. ..”. Chi lo dice si sbaglia. Ma la richiesta di tutele e garanzie non riguarda ciò che ho dimostrato sul campo. Anche perché, se volessi soffermarmi su quell’aspetto, dovrei interrogarmi su quanto effettivamente mi sia stato riconosciuto», riflette “Tin-Tin”, convinto che i conti non tornino in alcun caso.

Che cosa non funziona (più) nel rapporto con la Federazione?

«Pensavamo e speravamo che dopo la finale ai Mondiali di fine 2019 avremmo finalmente goduto di una considerazione maggiore». E invece?

«Niente è accaduto: una totale mancanza di dialogo. È vero che nel corso del 2020 non si è mai giocato complice il coronavirus, ma proprio per questo ci aspettavamo un supporto. Purtroppo, come dice Ramacciotti, “abbiamo doveri da professionisti ma diritti da dilettanti”».

Come se lo immagina il 2021, con tali premesse?

«Sono sfiduciato, non lo nascondo. Compatibilmente con un miglioramento della situazione sanitaria, si preannuncia una stagione piena di appuntamenti tra club e nazionale. Ma noi, ad oggi, non abbiamo la minima idea di che cosa ci attenderà: è tutto in stand-by. Sarà inevitabile, da parte mia, fare delle valutazioni».

Di che genere?

«Il beach soccer, per come è concepito in Italia, è un grande bluff: non ci dà certo da vivere. All’estero c’è chi investe su questo sport perché ci crede: qui no. Non è più pensabile affrontare ritiri di due-tre settimane senza un adeguato riscontro economico. A ventidue anni, quando ero agli inizi, potevo permettermi di farlo, libero da responsabilità. Oggi però ne ho trentatré, con una famiglia e un lavoro a cui dedicarmi appieno. Se ricevessi proposte vantaggiose da club stranieri a fronte di un impegno di pochi giorni, avrebbero la priorità. Il vincolo dei sentimenti è caduto quando ho deciso di lasciare il Viareggio. Adesso ragiono da professionista».

Con la nazionale, nel caso, come si rapporterebbe?

«Io non devo pregare nessuno, ci tengo a conservare un po’di amor proprio: non posso far finta di nulla, come se fosse tutto dovuto. Mi auguro che si trovi una soluzione, un modo per venirsi incontro, ma sono scettico».

E se non accadesse?

«Potrei anche rinunciare. Di soddisfazioni me ne sono tolte in abbondanza: ho vinto un campionato europeo e svariate medaglie, raggiunto una finale mondiale. Non rinnego alcunché, con il tempo però le priorità cambiano».

In Italia con quale squadra giocherà?

«E chi lo sa? Bisognerà anzitutto capire come si svolgerà il prossimo campionato, quante squadre parteciperanno e con quali possibilità, perché gli sponsor non investiranno nel beach soccer le cifre pre-coronavirus. Il rischio delle porte chiuse è concreto. Io, comunque, non ho ancora parlato con nessuno, neppure con il Napoli (a cui si era legato nel 2020) ».

Non è che magari torna al Viareggio?

«Un domani, perché no? Dopo un decennio avvertivo l’esigenza di provare un’esperienza diversa, da qui la decisione di andare via. Ma non ho mai detto di non volere tornare. Anzi, la mia idea era e rimane quella di terminare la carriera al Viareggio per dare una mano a Santini (l’allenatore) e portare mio figlio a vivere l’atmosfera del Beach Stadium, senza impegno economico per la società, sempre se sarà d’accordo, è ovvio».

Quante stagioni ritiene ancora che disputerà?

«Forse tre, di più non credo». —

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