Gioco
Così la Tirrenica Nuoto è riuscita a non mollare
L’allenatore Buonaccorsi spiega come si sia evitato che questo sport morisse a Viareggio malgrado la chiusura dell’ex piscina comunale
Gabriele Noli
VIAREGGIO. La vittoria, per la Tirrenica Nuoto, è esserci (ancora). «Siamo riusciti a non far morire questo sport a Viareggio: sembrava impensabile, visto quanto accaduto negli ultimi anni. E invece...». Adolfo Buonaccorsi è il responsabile tecnico di una società il cui valore è sedimentato nella (sua) storia. Che continuerà, malgrado il surreale susseguirsi di complicazioni da affrontare. Gestire. Superare.
La chiusura della (fu) piscina comunale è stata l’inizio di una fine temuta, ipotesi in quel periodo (e nei successivi) da non escludere a priori rammentando gli sforzi, talvolta vani, per reperire un impianto dove proseguire la propria attività, con l’illusoria speranza, un domani, di poter tornare a casa: Livorno, Massarosa e Capannori hanno rappresentato nel tempo alternative da accettare mettendo in conto un surplus di impegno organizzativo. E sì, pure economico.
A settembre, la Tirrenica Nuoto sembrava aver trovato in Seravezza la sua nuova dimensione. Se non definitiva, quantomeno stabile. Poi è sopraggiunta la seconda ondata a svuotare la vasca delle speranze. Magari fosse stata solo una metafora. E invece no: un altro stop di una ventina di giorni. Ora i ragazzi e le ragazze della società viareggina si stanno allenando a Massarosa, dove ad inizio dicembre hanno collezionato medaglie e piazzamenti ai Regionali Assoluti, emulati da un secondo gruppo di atleti, a Livorno.
Buonaccorsi, almeno in vasca le soddisfazioni arrivano. Ci credeva?
«Credevo nel livello del nostro settore agonistico, che è davvero elevato. Onestamente, però, era quasi impensabile rivelarci così competitivi non avendo potuto lavorare come si deve, per molte ragioni. Il gruppo dei maschi del 2004, su tutti Alessandro Berti, Luca Pardossi e Luca Marcucci, e quello delle femmine del 2006, in particolare Helena Musetti e Lisa Lucchesi, stanno progredendo bene e rapidamente: i risultati che ogni volta ottengono, lo confermano».
Dopo Biancalana e Meniconi, sono loro i volti della nuova Tirrenica Nuoto?
«Lorenzo e Giulio fanno sempre parte della nostra famiglia: il tesseramento per quella che ora si chiama Livorno Aquatics è stato una scelta obbligata: nelle condizioni in cui eravamo, data la carenza di spazi, non eravamo in grado di garantire standard di allenamento adeguati alle loro esigenze. Noi stiamo attraversando una fase di rinnovamento, disponiamo di oltre una cinquantina di ragazzi. Considerate le avversità, i risultati sono ottimi».
Poterlo raccontare è già un successo…
«Abbiamo trascorso un lungo periodo nel quale l’unico obiettivo è la mera sopravvivenza, perché i problemi sono stati molti. Era però troppo importante evitare di disperdere un lavoro di anni, dovevamo fare di tutto per salvarlo».
C’è stato un momento in cui ha pensato: “E’ finita?”
«Avevo timore che il lockdown di marzo fosse la botta finale per noi. Lì ero preoccupato, lo ammetto. E invece, come si è aperto uno spiraglio per poter ricominciare, i ragazzi l’hanno fatto senza esitazioni, salvo rare eccezioni, mostrando una solidarietà reciproca ed un senso di appartenenza rimarchevoli. Le difficoltà li hanno resi più uniti. E più forti. Insieme. Era fondamentale che non si sentissero abbandonati».
Cosa le lascia questa esperienza?
«Se gli atleti e le loro famiglie sono rimasti, significa che hanno apprezzato l’attenzione, il rispetto, la correttezza e l’onestà che ci caratterizzano come società. Di questo, ne vado orgoglioso».
Ma lei ci spera ancora di poter tornare a casa?
«Se per casa si intende Viareggio, dato che si prospettano due piscine e non più solo una, sì...». —
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