Il Tirreno

Versilia

il personaggio 

La prima volta di Nicola al Giro d’Italia «Che emozione, è mancato solo il pubblico»

Gabriele Noli

Il massaggiatore versiliese racconta l’esordio nella corsa rosa: «Il Covid? Ci facevano i tamponi ogni 3-4 giorni»

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Viareggio

Per il suo primo Giro d’Italia (da massaggiatore), Nicola Dini ha dovuto attendere un anno in più. Nel 2019, la sua società, la Nippo Vini Fantini Faizanè, per metà giapponese, lo aveva infatti mandato nel paese del Sol Levante al seguito dei corridori impegnati nel Tour of Japan, che si svolgeva in concomitanza proprio con la corsa rosa. La squadra ha poi chiuso i battenti e così Dini, cresciuto a Pozzi di Seravezza, si è rimesso in gioco alla Bardiani Csf della famiglia Reverberi, base a Reggio Emilia, dove «le sensazioni sono state da subito positive». E dove è finalmente arrivato il debutto nella corsa rosa.



Che questo potesse essere l’anno buono per prendere parte al Giro, se l’aspettava anche lui, «ma sino a quando la società non te lo comunica ufficialmente, non hai la piena certezza e quindi non ti senti tranquillo». Alla fine, però, nessuna sgradita sorpresa: la Bardiani si è presentata alla corsa rosa con tutti i suoi massaggiatori, Dini compreso. «E’ un evento unico nel suo genere, basta far caso alle piccole cose: la preparazione della valigia, ad esempio, molto più scrupolosa del solito».

Troppa l’euforia ed il legittimo orgoglio per lasciare che il contesto reso anomalo dall’emergenza sanitaria legata al coronavirus potesse guastarli: un mese intero dentro una “bolla”, creata ad hoc per evitare che il virus si propagasse al punto da non consentire di portare a termine il Giro. «Venivo sottoposto al tampone - racconta il massaggiatore versiliese - ogni tre-quattro giorni, quasi una decina in tutto, ma ormai erano divenuti una routine, la mattina presto, tra un massaggio e l’altro. Paura? No, affatto. L’organizzazione ha fatto ciò che era necessario, alla fine niente è mancato, a parte il pubblico». Che nel ciclismo è una componente affatto marginale. «Per il rifornimento dei corridori, noi massaggiatori dovevamo compiere un percorso obbligato, “scortati” dalla polizia. In fase di trasferimento non potevamo neanche fermarci ad un bar per prendere un caffè come facevamo d’abitudine», racconta scherzando.

Per la Bardiani, però, il Giro d’Italia è stato nel complesso soddisfacente, con quattro piazzamenti di tappa tra i primi dieci. «Si respirava un clima positivo, quasi di spensieratezza, al netto della situazione, ma niente stress»: la società emiliana ha infatti schierato una formazione giovanissima, con un’età media di poco superiore ai 23 anni e quattro debuttanti.



L'esperienza al Giro d’Italia è la più recente di un 2020 cominciato con una trasferta di una quarantina di giorni «tra Spagna, Argentina e Colombia», in preparazione ai principali appuntamenti in calendario in primavera ed estate. La pandemia ed il conseguente lockdown hanno poi stravolto ogni programma: tutto lo sport in stand-by, non poteva fare certo eccezione il ciclismo, ripartito in estate con un calendario talmente intenso – una stagione concentrata in appena quattro mesi – da rendere necessaria la concomitanza di appuntamenti di rilievo. E così Dini ha seguito i ragazzi della Bardiani alle Strade Bianche, alla Milano-Sanremo, al Giro di Lombardia e alla Tirreno-Adriatico, la corsa di casa. Un’altra prima volta. «Quando durante la tappa (quella d’apertura, tutta in Versilia, ndr) transitavo a bordo dell’auto della squadra, mi sembrava di essere il Papa, non riesco a stimare quante persone, tra amici e conoscenti, io abbia salutato. Di sicuro non sono passato inosservato: un giorno da ricordare».



Riavvolgiamo il nastro: da ragazzo Nicola Dini era un corridore, tesserato per la Us Pozzese. Aveva gareggiato sino alla categoria Juniores. A 18 anni, però, si è dovuto fermare. Un problema al cuore, per fortuna poi risolto. Messo da parte lo sport (solo provvisoriamente), ha cominciato a lavorare in uno studio di grafica pubblicitaria, di fatto il suo impiego principale.

Mai sfiorato dall’idea di abbandonare definitivamente quel mondo a lui caro, nel 2013 si è convinto a intraprendere un percorso didattico come massaggiatore (tra Bergamo e Firenze) concluso un triennio dopo. Ed è proprio nel 2016 che Dini ha compiuto «una scelta diversa, perché la passione comanda su tutto». Grazie al passaparola si è avvicinato al ciclismo femminile, avviando una collaborazione con la società Fanini per poi passare, la stagione seguente, tra i maschi, alla Amore&Vita fondata proprio da Ivano Fanini. Nel 2019, l’approdo alla Nippo Vini Fantini Faizanè seguito da quello alla Bardiani Csf. «E’ una società sana, dove si può lavorare con i giovani per farli migliorare, senza l’ossessione dei risultati. Qui ho trovato la mia dimensione». —



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