Toscana
Federico Tosi si arrende: «Lascio il calcio ma solo perché mi ha tradito un ginocchio...»
Uno dei re del gol della Versilia ha deciso di appendere le scarpette al chiodo: «L’attaccante con cui avrei voluto giocare? Vitaliano Bonuccelli»
il personaggio
Ha segnato gol su tutti i campi della Toscana e non solo a cavallo di due secoli. Già perché Federico Tosi ha iniziato a sforacchiare i portieri a metà degli anni Novanta del secolo scorso per terminare pochi mesi fa. Per ben diciassette volte ha chiuso la stagione in doppia cifra da vero califfo del gol anche se ha vinto solo due volte la classifica cannonieri perché il bomber era uno che sapeva giocare per la squadra. E ora che ha deciso di dire basta sicuramente i portieri dormiranno sogni un po’ più tranquilli. Uno stop imposto da problemi fisici – si è dovuto sottoporre ad un intervento chirurgico ad un occhio – perché seppure abbia raggiunto proprio pochi giorni fa le 41 primavere il vecchio bucaniere delle aree di rigore avrebbe magari portato a termine questa stagione con il suo Pietrasanta, la squadra con la quale aveva iniziato tanti anni fa.
Allora Federico, come diceva Enzo Tortora a Portobello: Big Ben ha detto stop.
«Arriva il momento in cui bisogna dire basta. E ad accelerare le cose c’è stato poi questo problema a un ginocchio che mi costringe tutt’ora a starmene ai box».
Non c’è quindi la possibilità di rivederti in campo magari in un campionato amatoriale?
«A metà ottobre ho un controllo. Sentirò cosa mi dice il medico. Ma è chiaro che prima di tutto viene la salute. Se ci fosse la possibilità di tornare a divertirsi vedremo un po’».
Hai mai pensato ad un futuro da allenatore?
«No. Avevo iniziato una quindicina di anni fa ad allenare i bambini a Forte dei Marmi ma ho capito che quella non è la mia strada».
A proposito di allenatori qual è quello che ti ha dato di più?
«Ho sempre avuto un rapporto un po’ particolare con gli allenatori. Devo ringraziarli tutti perché sono stati molto pazienti con me specialmente nel periodo tra i venti e trenta anni quando non ero un tipo facile da gestire».
Ed è stato a tuo avviso questo, diciamo così caratterino, a precluderti la via del professionismo?
«Io sono uno che riesce a tenere a stento la lingua a freno. A Valenza (l’unico anno che ha giocato tra i prof, ndr) andai a chiedere spiegazioni del perché rimanevo in panchina senza meritarlo. Dalla risposta che mi fu data capii che per stare a certi livelli o sei un fenomeno o devi avere sponsor».
Tra i compagni che hai avuto qual è stato il più forte?
«A Valenza ho consciuto Marco Sgrò. Grande giocatore, si vedeva che aveva giocato in serie A».
E il compagno di squadra che avresti voluto?
«Senza dubbio Vitaliano Bonuccelli. Te lo immagini che coppia io e il Condor?»
Il gol che ricordi con maggiore affetto?
«I gol che ho fatto sono tutti importanti perché sono serviti soprattutto alla squadra».
Chi è l’erede di Federico Tosi?
«Lorenzo Benedetti. Sa proteggere molto bene il pallone, calcia con entrambi i piedi. Gli manca solo un po’ di cattiveria in zona gol». —
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