Gioco
Marrai: «Abbiamo perso con un avversario più forte, noi bravi lo stesso»
Il patron commenta con serenità la sconfitta del team versiliese e annuncia che non c’è alcuna rivoluzione in vista: «Il nostro ciclo non è finito»
FORTE DEI MARMI
La serenità, Sergio Marrai, non la smarrisce neppure quando sarebbe comprensibile che ciò accadesse. Come dopo una sconfitta in una finale scudetto. Che il patron del Tennis Italia analizza a caldo con una lucidità non comune, almeno per la tempistica. «Abbiamo perso - è il suo commento - contro un avversario che oggi (ieri per chi legge, ndr) si è dimostrato più forte. Sapevamo che sui doppi avremmo potuto incontrare delle difficoltà, a maggior ragione se il Park Genova si fosse presentato con Andujar, come poi è accaduto. Peccato per Travaglia, una sua vittoria unita a quella di Sonego ci avrebbe consentito di affrontare i doppi con le coppie migliori possibili. E invece siamo stati obbligati a scombinarli, una forzatura necessaria per tentare di acciuffare il 3-3. Anche lì siamo partiti scarichi per poi crescere progressivamente, ma non è bastato».
La disamina è obiettiva, fedele all’andamento di una finale nella quale il Park Genova si è mantenuto in costante controllo. «Parliamo di un circolo che si è concesso il lusso di tenere fuori dai singolaristi uno come Bolelli, schierandolo unicamente in doppio. È una formazione che dispone di un vivaio fortissimo, con questo regolamento il campionato può perderlo solo lei».
Reso dovutamente onore ai vincitori, Sergio Marrai di belle parole ne ha (in abbondanza) pure per i suoi ragazzi. «Sono stati eccezionali per tutto il campionato, mi ritengo orgoglioso di quanto hanno saputo fare, in particolare nella semifinale contro il Selva Alta Vigevano. Alla fine abbiamo perso una volta sola nella Serie A1 appena consegnata agli archivi, purtroppo nell’appuntamento meno indicato. Siamo arrivati a giocarci una finale con merito, era la quinta volta in dieci anni. È vero che si gioca sempre per vincere e guai se non fosse così, ma non scordiamoci delle tante rivali che ogni volta compiono investimenti di rilievo con l’intento di competere per il titolo. Ringrazio chiunque sia stato utile per questo risultato, dai giocatori sino al pubblico. Anche a Todi c’erano sessanta persone, il massimo consentito, considerate le restrizioni anti-Covid. È bello percepire così tanto affetto nei nostri confronti».
Patron Marrai rassicura che, a prescindere dalla sconfitta, il ciclo non è affatto concluso. «Sonego e Travaglia vogliono restare, l’organico verrà confermato in blocco, poi vedremo come integrarlo. In ogni caso, nessuna rivoluzione». E non potrebbe essere altrimenti, per un circolo tornato (finalmente) a lottare per il tricolore, inciampando però sul più bello. Qualche rimpianto sorge. Ed è normale che sia così. —
g.n.
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