Il Tirreno

Versilia

Per Trusendi la gioia è doppia

GABRIELE NOLI
Per Trusendi la gioia è doppia

Chiuso da Sonego e Travaglia, contribuisce da fuori alla rincorsa scudetto. «Questa finale la sento mia»

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FORTE DEI MARMI

Mentre con la voce rotta dall’emozione e il corpo pervaso dalla stanchezza, come se in campo fosse sceso lui, prova a dar forma ai tanti pensieri che gli affollano la mente in un momento di contentezza tale da rasentare l’ineguagliabile, sul volto di Walter Trusendi scorrono gocce che sono lacrime o sudore, o tutt’e due.

Domenica sera, le 22 circa: il ritorno della semifinale play-off di A1 contro il Selva Alta Vigevano si è concluso da una manciata di minuti con il successo del Tennis Italia, lasciapassare per la finale scudetto contro il Park Genova. Si ripete il film di quattro anni fa: stavolta l’epilogo sarà diverso e dunque lieto? «Loro dispongono di un vivaio formidabile, ma queste sfide non si vincono solo con la bravura dei singoli: deve emergere il valore del collettivo, anche umano. E con quello noi possiamo compensare altre carenze. Una formazione come Genova, comunque, è meglio affrontarla in un confronto unico, che su due», analizza Trusendi quando ormai la ragione è tornata a prevalere sui sentimenti, espressi in un flusso di coscienza di (sovr)umana intensità scandito dall’(auto)-attribuzione dei meriti da inserire in quelli della squadra per il raggiungimento di una finale “clamorosa” in quanto “inaspettata ad inizio campionato”, risultato “di un lavoro bellissimo nel quale tutti abbiamo creduto”.

Una domenica da capitano, per Walter Trusendi, complice l’assenza di Matteo Marrai. Vissuta (idealmente) a fianco di Lorenzo Sonego, sia in singolare sia in doppio (con Stefano Travaglia). «Lui mi vuole con sé in panchina, sa che può contare sul mio aiuto. Tra noi c’è un’intesa speciale». Dimostrata concretamente da Trusendi, reattivissimo nell’alzarsi di scatto e segnalare al giudice arbitro che il colpo lungolinea di Hoang durante il super tie-break era uscito. «Mi sono assunto un rischio assurdo, è vero. Alla fine è andata bene, conta solo questo».

Fosse dipeso da lui, la semifinale l’avrebbe giocata e non guardata, ma con due top-100 nell’organico e l’obbligo di schierare due under, la sua esclusione era di fatto inevitabile. «Restare fuori è difficile, si soffre tanto. Anche così, però, sono cosciente di aver contribuito all'obiettivo, mettendomi a completa disposizione, seppure in un ruolo diverso. Ecco perché- sottolinea - la finale la sento nel cuore e me la godo. Da anni mi faccio il mazzo per il Tennis Italia, perché è il circolo di casa. Il mio. Ho provato un orgoglio infinito quando sono stato chiamato a scendere in campo contro il Torre del Greco, vincendo una partita nella quale non partivo certo favorito».

Quando gli viene chiesto se ci sia una dedica per la finale del 13 agosto a Todi, Trusendi rimane un attimo spiazzato, ci riflette su, poi risponde di getto. «È per Stefano Tardelli (tra i fedelissimi del Tennis Italia, scomparso a dicembre a causa di un malore). Era uno di noi già da quando disputavamo la Serie C. La sua mancanza - conclude - ci ha fatto davvero male. Da lassù sarà felicissimo per questo risultato». —



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