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Crema o Vigevano gli ostacoli del Tennis Italia per centrare di nuovo una finale scudetto

Gabriele Noli
Crema o Vigevano gli ostacoli del Tennis Italia per centrare di nuovo una finale scudetto

La gioia di Furlanetto: «Siamo fra le prime quattro squadre. E se Sonego recupererà saremo ancor più competitivi»

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FORTE DEI MARMI

Della prima volta in un campionato a squadre, appena sedicenne, Marco Furlanetto ricorda con enfasi l’inizio “stellare” e con un po’ di malcelato fastidio l’epilogo, «tanti episodi, tutti assieme, che non mi sono andati affatto giù». Era il 2017, il Tennis Italia veniva eliminato nella semifinale playoff (al doppio di spareggio) dal Parioli. Tre anni dopo, quel risultato è stato emulato. Di nuovo, finalmente. Nel mezzo, una salvezza diretta ed una strappata ai playout. Il buio tra due punti di luce, il secondo potenzialmente accecante, dipenderà da quanto i versiliesi andranno avanti in una Serie A1 che intanto li ritrova tra le prime quattro, con la prospettiva – tutt’altro che remota – di raggiungere la finale.



Di mezzo, però, c’è un playoff «a cui arriviamo pronti. E se Sonego recupererà, saremo ancora più competitivi», assicura Furlanetto, imprescindibile presenza per il Tennis Italia anche nel 4-2 rifilato domenica all’Angiulli Bari, a casa sua. «Spesso quando sapevamo di scendere in campo potendo contare su due risultati su tre, finivamo per disorientarci e steccare. Stavolta invece è andata bene, proprio perché ci siamo imposti di non fare calcoli, di dipendere unicamente da noi stessi».

L’incrocio con il Park Genova, nel caso, avverrà solo in finale (12 e 13 agosto a Todi, in Umbria). Crema o Vigevano sarà la prossima rivale. «Una l’abbiamo incontrata e battuta nel recente passato, pure lo scorso anno. L’altra magari non dispone di fuoriclasse, ma è solida e omogenea nei valori».



Per Furlanetto, almeno questa, è stata una domenica relativamente tranquilla, a differenza delle precedenti due, contraddistinte dai match logoranti contro Fortuna (Palermo) e Quinzi (Torre del Greco). «Il mio livello sta crescendo e ne sono consapevole. Con Matteo (Marrai, il suo allenatore, ndr) abbiamo intrapreso un percorso che mi permettesse di progredire nella testa, nel fisico e nella tecnica, lavorando tantissimo sul servizio e sul diritto, su un atteggiamento in campo più propositivo assumendosi talvolta dei rischi e sul potenziamento atletico. A 16 anni pensavo soltanto a vincere, ora ho capito che per migliorarsi davvero serve anche soffermarsi su ciò che non va e modificarlo, per non bloccarsi».



Per Furlanetto è la quarta partecipazione alla Serie A1. Tutte con il Tennis Italia. «Dipendesse da me, io resterei ancora a lungo. E’ il circolo con cui ho debuttato ed al quale sono legatissimo. Non è una questione di soldi, di quelli non me ne frega niente. Il sostegno delle persone e la fiducia dei compagni mi spingono a fare l’impossibile per aiutare la squadra. Quando c’è il campionato, io non penso ad altro”. Manifesto verbale di un’empatia dentro e fuori dal campo, in particolare, con Graziani (“Ci troviamo benissimo, siamo un doppio consolidato e affiatato, assieme abbiamo centrato due semifinali su due”) e poi Sonego e Travaglia. “Stupisce l’umiltà e l’umanità con cui si rapportano al gruppo. Per loro ogni occasione è buona per imparare qualcosa. Sono top-100 ma non lo fanno pesare minimamente”. —

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