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I versiliesi in nazionale

Gori, il sogno mondiale svanito e quell’unica presenza azzurra

Massimo Guidi
Gori, il sogno mondiale svanito e quell’unica presenza azzurra

Il terzino viareggino della Juve fu fra i papabili per il mondiale inglese del 1966.  «Alla fine Edmondo Fabbri convocò Landini. Peccato, ci rimasi molto male...»

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Continua il nostro viaggio nei ricordi dei giocatori versiliesi che hanno vestito la maglia della Nazionale. Dopo Carlo Biagi e “Nappita” Bertuccelli, oggi parliamo di Adolfo Gori.



Massimo Guidi

È stato uno dei migliori interpreti del ruolo di terzino destro negli anni sessanta del secolo scorso. Eppure a ricoprire quel ruolo Adolfo Gori era arrivato causa l’infortunio di un compagno. «Ero già alla Spal – ricorda – e siccome si era reso indisponibile il terzino destro chiesero se me la sentivo di giocare in quel ruolo. Risposi di sì. E quella fu la mia fortuna».

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Adolfo nasce calcisticamente come mediano nel Viareggio con il quale fa l'esordio in quarta serie poco più che diciassettenne. Poi il passaggio alla Lucchese, che gli costò l’appellativo di “traditore”, e quindi alla Spal del presidentissimo Mazza. Dove avviene appunto il cambio di ruolo. Il ragazzo se la cava bene anche quando c’è da attaccare, tanto da stuzzicare gli appetiti della Juventus con la quale il numero uno della società estense ha un canale privilegiato. L’affare è fatto e a 24 anni il nostro si trova a vestire l’ambita maglia bianconera, dopo avere fatto lo stesso percorso, Viareggio-Lucchese-Juventus, intrapreso anni prima da un altro numero “due” viareggino: Alberto Bertuccelli: «Io non lo avevo mai visto giocare, ma Giorgio Barsanti mi raccontava sempre che era un grande giocatore». E come “Nappita” anche “Titti”, soprannome che gli aveva affibbiato uno zio che gli aveva trasmesso la passione per il calcio, scriverà pagine importanti nella storia del club di casa Agnelli. Con il portiere Anzolin, l’altro terzino Leoncini ed i centrali Castano e Bercellino forma una delle migliori difese del torneo. Arrivano anche le convocazioni per la Nazionale B e Adolfo spera di essere tra i ventidue per i mondiali del 1966. Ma Edmondo Fabbri lo lascia a casa: «Ci rimasi molto male perché per tre anni ero stato sempre convocato. Ma all’ultimo momento mi fu preferito Landini che nell’Inter giocava poco».

L’occasione per una rivincita arriva la stagione dopo i famigerati, per l’Italia, mondiali inglesi. Gori viene convocato da Ferruccio Valcareggi per la gara contro la Romania valida per le qualificazioni agli europei del 1968. Una gara particolare, la prima da solo in panchina per Valcareggi che nelle precedenti uscite aveva avuto come “tutor” Helenio Herrera. In settimana si fa male Burgnich e allora tocca ad Adolfo scendere in campo a Bucarest in quel pomeriggio del 25 giugno di 53 anni fa. «Dopo Burgnich nelle gerarchie di Valcareggi venivo io, quindi quando Tarcisio dovette dare forfait pensai che era arrivato il mio momento. Ricordi? Una grande emozione anche se avevo già giocato quattro partite con la Nazionale B. Vincemmo per 1-0 con un gol di Bertini». Insomma la via sembra aperta ma quella rimarrà la sua unica gara con la Nazionale maggiore. «Purtroppo nella stagione che coincideva con gli europei fui tartassato da parecchi infortuni e persi il treno azzurro».

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Terminato il ciclo juventino va al Brescia poi tra il 1971 ed il 1972 affronta l’avventura negli Stati Uniti nella Nasl, il campionato a stelle e strisce con il Rochester. «Andai una prima volta nel 1971 e rimasi per sei mesi. Poi tornai nel 1972. Naturalmente a quel tempo non giravano troppi soldi ma per me è stato più importante di avere avuto la possibilità di poter conoscere tante città». —

(3 - continua)
 

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