Gioco
Nando: «Qui sette anni fantastici Ora capisco la delusione dei tifosi ma li invito ad amare la maglia»
Viareggio
Sette anni fa il suo arrivo. Sette, come quel numero che ha indossato «con grande orgoglio, amore e rispetto» sulla propria maglia. Anche per questo, perché ormai a Viareggio era stato "adottato" da tutto il tifo bianconero e dalla città, l'addio di Fernando Montigel al Cgc lascia l'amaro in bocca. Un addio giunto in seguito ad altre defezioni e in un clima di generale smantellamento che fa temere il peggio per il futuro del Centro: per lui, adesso, sembra profilarsi sempre più vicina l'ipotesi Follonica, da tempo interessata ad uno dei difensori più forti dell'hockey su pista italiano e con la quale la trattativa pare essere già a buon punto.
Montigel, quali sono i motivi dietro alla scelta di lasciare la maglia del Cgc Viareggio?
«La società già da tempo, poco dopo l'inizio del lockdown, aveva detto a noi stranieri in rosa che il rapporto non sarebbe continuato. La situazione la conosciamo tutti, non è facile e anche se mi rende triste abbandonare questa squadra e questa città dopo sette anni intensi non posso che rispettare la scelta della dirigenza. Ho aspettato fino all'ultimo ma adesso l'addio è inevitabile ed è avvenuto mantenendo ottimi i rapporti con tutti i dirigenti: in anni passati ci era stato spesso detto che a fine stagione saremmo stati liberi, ma poi la situazione si è sempre risolta e sono sempre rimasto. Stavolta è diverso, ripeto: bisogna rispettare le scelte di chi è alla guida della società».
Tanto è stato l'affetto manifestati dai tifosi nei suoi confronti in questi giorni, e così pure tanta è stata la rabbia per queste scelte della dirigenza bianconera.
«Intanto li ringrazio: l'amore che mi stanno dimostrando non è da dare per scontato, mi ripaga di tutti i sacrifici che ho fatto in pista e credo sia il frutto anche del rapporto sincero che ho sempre avuto con il tifo, di cui ho sempre cercato di guadagnarmi il rispetto. Mi hanno fatto sentire un viareggino in più e questo non cambierà anche se non vestirò la maglia del Centro. Per il resto, posso comprendere la delusione, il dolore che si prova nel vedere la propria squadra vivere un momento del genere, ma li invito ad amare e a tifare la maglia più che tutto il resto: solo il tempo dirà se queste scelte si riveleranno giuste in futuro».
C'è un ricordo, sopra tutti gli altri, che si tiene stretto di questi sette anni passati a Viareggio?
«Difficile, ce ne sono tanti. Il più recente sicuramente è stata la serie di semifinale lo scorso anno contro il Lodi: noi stavamo vivendo un periodo turbolento e riuscire a battere gli allora campioni d'Italia in carica fu entusiasmante. Per noi e per il pubbblico».
Lei è stato anche il faro per molti bambini, allenando i giovanissimi del Centro.
«So che salutare loro sarà il momento più straziante: ai miei bimbi va il saluto più speciale, da cinque anni sono il loro responsabile e sono fiero ed orgoglioso di tutti loro. Auguro loro di crescere bene come stanno facendo e un giorno di indossare la maglia della loro città». —
G.B.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
