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Versilia

Greta, lockdown senza pallone

Gabriele Noli
Greta, lockdown senza pallone

La giocatrice della Fiorentina: «Ci alleniamo a distanza, ma ancora devo abituarmi agli spazi ristretti»

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viareggio

Sono i contesti più inattesi, talvolta, a favorire i nuovi inizi. Greta Adami non vedeva l’ora di avviare la convivenza con il fidanzato Daniele nella loro casa a Viareggio. «Era un proposito per l’estate, una volta terminata la stagione con la Fiorentina Women’s». E invece il diffondersi del Coronavirus l’ha reso quasi una necessità immediata. Paradossale ma vero. La 28enne centrocampista viola si trovava infatti nella sua città allo scoppiare della pandemia e qui è rimasta, perché il campionato si è fermato e chissà se mai riprenderà.

Greta, come affronta questo periodo di isolamento?

«Ho compreso appieno la gravità della situazione quando è scattato il lockdown. Io esco soltanto per fare la spesa, una volta ogni quindici giorni. Per il resto, sono fissa in casa. Abitualmente ci sto volentieri, ma quando è una libera scelta, non un obbligo come in questo caso. Così è un po’ peggio. Comunque non mi lamento: sono in compagnia del mio fidanzato ed ho un giardino. Be’, posso ritenermi fortunata».

Come trascorre le giornate?

«Facendo un mucchio di cose: finisco di sistemare casa, partecipo alle challenge che mi lanciano su Instagram le compagne di squadra, quasi sempre Alia (Guagni, capitano della Fiorentina Women’s). Mi dedico al giardinaggio e all’arte, volevo realizzare un dipinto da appendere al muro, ma non sono granché portata. E poi sto scrivendo la tesi di ricerca: avrei dovuto discuterla in questi giorni (Magistrale di Scienze motorie a Firenze) e invece, a causa del virus, tutto rinviato».

E ovviamente si allena.

«Sì, a distanza. Noi giocatrici accediamo ad una piattaforma e svolgiamo la seduta guidata dallo staff tecnico. Devo regolarmi bene con gli spazi, una volta facendo i burpees (un esercizio a corpo libero, ndr) ho rischiato di spaccare un mobiletto...».

Che cosa le manca in particolare?

«Passeggiare in riva al mare, stare a contatto con le persone, anche per una semplice chiacchierata. E soprattutto il calcio: le partite, gli allenamenti, il gruppo. Prima le mie compagne le vedevo quasi ogni giorno, adesso mai, se non in video».

Come se la immagina la ripartenza in campo?

«E’ una situazione inedita per il calcio, a maggior ragione per quello femminile, composto da realtà diverse tra loro. La priorità è tutelare la salute di tutti, non solo di chi gioca. Io cerco di restare tranquilla, la società è sempre presente e ci sostiene».

E fuori?

«Io ho fiducia verso chi deve svolgere il proprio lavoro. All’inizio ci sarà un po’ di timore generale, è comprensibile, ma poi la voglia di vivere prenderà il sopravvento, con qualche accortezza in più».

Come valuta la sua stagione sino allo stop?

«E’ stata particolare: quando sono riuscita a sbloccarmi mentalmente, verso ottobre-novembre, il rendimento è cresciuto. In quella fase ho capito diverse cose, utili per maturare. Di solito tendo a non ritenermi totalmente soddisfatta delle mie prestazioni, colpa dell’indole di perfezionista. Ora, invece, se ripenso a molte partite, sono contenta». —



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