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Versilia

«La mia vita da coach in clausura»

Michele Morabito
«La mia vita da coach in clausura»

Marco Sodini, primo viareggino ad allenare in serie A, racconta la sua quarantena a Capo d’Orlando

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Viareggio

Giorni di clausura anche per Marco Sodini, il primo allenatore viareggino di serie A di basket , recluso a Capo d’Orlando in Sicilia: giorni di attesa, ma anche di sguardo verso il futuro che per quanto attiene il basket significa già la prossima stagione, dato che da tempo la Federazione Pallacanestro ha decretato la fine di questo campionato che resterà senza verdetti. Per Sodini una stagione non facile con mille infortuni a condizionare la stagione e l’impossibilità di avere in nessuna occasione il quintetto titolare in campo. Per lui, ancora due anni di contratto con l’Orlandina Basket, si pensa già alla prossima stagione.

Come vivi questa situazione di stop al basket?

«Un allenatore professionista lavora 365 giorni su 365: a stagione finita sarebbe un momento di scouting, di scambio di informazioni su giocatori italiani, ma per quanto mi riguarda in particolare stranieri. Da due settimane ricevo liste di giocatori dagli agenti sportivi. Per me che ho un contratto ancora per due anni è un momento di confronto con la società sugli obiettivi sportivi per la prossima stagione, sul budget, sul tipo di squadra che vogliamo costruire, le conferme o le figure da cercare sul mercato. Quest’anno sarà più difficile perché non è chiaro che campionato avremo il prossimo anno, visto che il virus ha fatto sì che a tutti i livelli molte squadre non avranno la forza economica per iscriversi. Per la Legadue sono 7 su 28 che attualmente non sono in grado di iscriversi. E i budget a disposizione saranno dimezzati se si escludono le prime quattro top della serie A».

Saltano sponsor, incassi con danni notevoli per tutti. C’è una opportunità da cogliere in questo momento particolare?

«L’opportunità sarebbe quella di riformare il basket italiano, che ha perso competitività a livello europeo. Ci sono troppe squadre in Lega due rispetto ai giocatori disponibili e alla fine c’è un livellamento verso il basso. Ci dovrebbe essere un orientamento verso un maggior numero di campionati per creare una gradualità perché la Lega Due sia davvero una base per la A1. Oggi la differenza cresce ogni anno».

Come vivi la distanza dalla tua città?

«Per me è cambiato poco: anche lo scorso anno sono venuto a Viareggio una sola volta (per il Carnevale, ndr), perché fare l’allenatore professionista significa essere sul posto di lavoro h24, sette giorni su sette, 365 giorni l’anno. Potrei dire che è un lavoro usurante, come quello di un amministratore delegato di una azienda: io sono responsabile a Capo d’Orlando di 50 persone che percepiscono uno stipendio e la mia presenza va di conseguenza con questa responsabilità. Le mie giornate sono estremamente piene e la parte dell’allenamento in palestra è una delle più divertenti. Oggi viviamo una situazione strana. Passo le giornate tra videoconferenze con allenatori di tutto il mondo e il confronto con la società per definire la componente sportiva, organizzativa, comunicativa. Monitoriamo il lavoro degli atleti a cui con lungimiranza è stato concesso di rientrare nelle proprie residenze. Al 30 giugno scadono la maggioranza dei contratti che tra l’altro non prevedeva un evento del genere». —

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