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Dieci anni di Viareggio Bs nel ricordo di Matteo Valenti

Gabriele Noli
Dieci anni di Viareggio Bs nel ricordo di Matteo Valenti

Dall’atto di nascita del 2010 fino al trionfo più bello sul tetto d’Europa la straordinaria storia di una società nata per non dimenticare un amico

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Viareggio

Le urla provenienti dalla sala interna del (fu) Polpo squarciano il silenzio di una via Coppino pressoché deserta, in una domenica sera all’apparenza anonima, non tra chi sa che Viareggio si è presa l’Europa del beach soccer e per questo esulta, dopo aver pensato al peggio e insieme sperato nel meglio. «Non siamo molti, non siamo tanti, noi siamo tutti», è il mantra che Stefano Santini ripete, microfono ben saldo in mano, dal palco del Beach Stadium durante ogni edizione del memorial “Matteo Valenti”.

E in effetti, il 29 maggio 2016, non è il “quanti” a contare, ma il “quanto”. Al Polpo, quella domenica sera, si ritrovano decine di persone che tifano con l’ardore di centinaia, di migliaia quasi, quando la finale della Euro Winners Cup tra il Viareggio e gli ucraini dell’Artur Music raggiunge picchi di vibrazione complicati da reggere. Come se Nazaré, ultimo avamposto sull’oceano Atlantico, non fosse poi così distante.

E’ in questa località del Portogallo – celebre per le onde tra le più alte al mondo – che la formazione di Stefano Santini raggiunge l’Empireo continentale. La settimana seguente a Catania si aggiudicherà pure la Coppa Italia, trovando chissà dove le risorse fisiche e mentali. E poi, il 7 agosto, collocherà il tassello mancante sul mosaico del “Triplete”, vincendo lo scudetto nell’atmosfera rovente – in ogni senso – di Riccione.

Settanta giorni per (ridi)segnare una storia lunga dieci anni, non certo circoscriverla. C’è un pre (la Coppa Italia del 2012) ed un post (la Supercoppa Italiana del 2018), continuando a mantenere i trofei come riferimento per la successione degli eventi. C’è una “Reason why”, una ragione che determina la sequenza delle vittorie (come delle sconfitte) e prima ancora la nascita della società, messa nero su bianco il 9 marzo 2010: il ricordo di Matteo Valenti, non la sua morte.

«La più grande soddisfazione non è la conquista di questo o quel trofeo, ma vedere tanti bambini e ragazzi che si avvicinano al nostro movimento, pur non potendo sapere chi fosse. Ogni allenamento, ogni gara, ogni successo, è a lui che va il primo pensiero», rimarca Giancarlo Carpita, il presidente.

Ha visto suo figlio Andrea, Dario Ramacciotti, Simone Marinai e Gabriele Gori conquistare l’Europa una seconda volta, con l’azzurro della Nazionale addosso (era il 2018, con loro anche un altro viareggino, Michele Di Palma, in bianconero sino al 2015) e poi rischiare di fare lo stesso con il mondo, se non fosse stato per il ko con il Portogallo in finale lo scorso dicembre, l’ultimo ricordo, il più atroce.

Ne hanno fatta, in un decennio, di strada, “i ragazzi del Muraglione”. Tra quelli di ieri e di oggi, citiamo: Di Tullio, Matteo e Mirko Marrucci, Battini, Stefano Marinai, Pacini, Cinquini, Gemignani, Remedi, Genovali, D'Onofrio e ovviamente Giacomo Valenti, il fratello di Matteo.

Gori – fuoriclasse universale, due volte ad una spanna dal Pallone d’oro – e Ramacciotti sono “rotolati verso sud”, per dirla con le parole dei Negrita: Napoli li aspetta con fervore. Il Viareggio, invece, «ripartirà con un gruppo prima maniera», assicura Carpita. Per vivere altri dieci anni pieni di giorni che non ne circoscrivano la storia, ma la (ridi)segnino. Di nuovo. —



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