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Versilia

Dalla rivalità con il grande Catania all’ultimo campionato “regalato”

g.n.
Dalla rivalità con il grande Catania all’ultimo campionato “regalato”

Il tecnico Stefano Santini ripercorre un decennio di emozioni 

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Viareggio

Il passare degli anni offusca soltanto i ricordi delle esperienze meno intense. Stefano Santini si lascia trasportare volentieri dal richiamo ad un vissuto che ha in Roma il riferimento geografico ed il giugno 2010 quello temporale: il dove ed il quando dell’approccio del Viareggio con il beach soccer dei campioni, in cui il divertimento è sacrificabile sull’altare dei successi. «Per noi però non era affatto così. A Roma ci sedemmo tutti assieme a tavola per festeggiare il compleanno di mia moglie. Ci sentivamo parte di un’unica famiglia, si percepiva uno spirito meraviglioso. Una squadra di ragazzini al debutto assoluto, alla quale per poco non era riuscito il colpaccio contro il grande Catania».

Quasi una premonizione, quella partita di Coppa Italia: avrebbe dato infatti il la ad una rivalità accesa – talvolta infuocata – tra etnei e bianconeri, i cui 5 gol erano stati segnati tutti, guarda caso, da Gabriele Gori. Competizione e avversario che riportano al primo trofeo conquistato nel 2012, preparatoria felicità in vista dell’immaginifico “triplete” del 2016. «Lì avevamo toccato l’apice, sotto ogni aspetto. I viareggini stanno bene come non mai, di testa e nelle gambe. E gli stranieri (Ozu, François, Torres) risultavano un valore aggiunto, con un carico esagerato di motivazioni. Volevano dimostrare di essere i più forti, il campo parlò per loro».

A quell’apoteosi sarebbe seguita “solo” una Supercoppa Italiana e qualche finale persa. «Per il tipo di gioco che proponiamo noi, serve una prontezza atletica non indifferente: se caliamo sotto questo aspetto diventiamo una squadra come le altre. Mica è sempre semplice trovare i giusti equilibri».

La sacralità del concetto di gruppo che si rafforza nei momenti meno radiosi. «Per me il beach soccer è un completamento della vita, non un lavoro. E da uomo di sport, mi piace viverlo stando tutti insieme e quando non è possibile per varie ragioni, i risultati si notano. In negativo. Il nostro movimento è nato proprio così, come ogni vittoria, con l'intenzione di fare qualcosa che ci legasse nel nome di Matteo Valenti».

L’ultima sconfitta (nella finale scudetto 2019 con la Sambenedettese) è anche la più fastidiosa («l’abbiamo letteralmente regalata»), ma fa da propulsore per un domani reso incerto dal diffondersi del Coronavirus. «Vogliamo ripartire con un nuovo ciclo. Possiamo». —

g.n.

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