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Ricky Gnata, una parata che vale un pezzo d’Europa «Non potevo sbagliare»

Gabriele Buffoni
Ricky Gnata, una parata che vale un pezzo d’Europa «Non potevo sbagliare»

Il portiere del Forte ha fermato il campione Marc Torra a 22 secondi dalla fine «Ho pensato che non dovevo  sprecare il lavoro della squadra»

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forte dei marmi. Meno di 22 secondi alla fine della partita e la consapevolezza che, in caso di pareggio, il sogno europeo sarebbe disastrosamente naufragato con due giornate di anticipo. Trovarsi di fronte, per una punizione diretta, un campione come Marc Torra (ex giocatore di Benfica, Reus Deportiu e Barcellona prima di approdare all’Oliveirense) deve essere uno dei peggiori incubi per un portiere. Se però ti chiami Riccardo Gnata, sei il portiere della Nazionale e porti cucito sul petto lo scudetto di campione d’Italia, a quanto pare tutto questo può essere messo da parte. Sufficiente a uscire dalla relativa sicurezza dei propri pali e togliere provvidenzialmente la sfera dalla stecca del campionissimo. Realizzando una parata che vale anche più di un gol.

Gnata, contro l’Oliveirense una prestazione determinante: si sarebbe mai aspettato di non subire neppure una rete contro una squadra di questo livello?

«È stato bello ed anche esaltante: non capita tutti i giorni vedere a secco giocatori come Bargallo, Torra o Barreiros. Di sicuro non è soltanto merito mio: è un risultato che abbiamo raggiunto collettivamente, allenandoci con grande impegno e dedizione in settimana e giocando in maniera perfetta sotto il profilo difensivo. Devo davvero ringraziare i miei compagni per quanto si sono sacrificati a protezione dei miei pali, io ho fatto solo il mio dovere».

Quella parata sul tiro diretto di Marc Torra che poteva costare il pareggio è stata il sigillo al match: cosa passa per la mente di un portiere in un momento come quello?

«In un momento simile si pensa a tutto e non si pensa a niente, alla fine. L’unica cosa che mi sono ripetuto quando l’ho visto prepararsi al tiro è che non potevo sbagliare e sprecare così il lavoro dei miei compagni e di tutta la squadra. Dipendeva tutto da me in quel momento, mi sono detto: è stata una partita praticamente perfetta, non posso sbagliare proprio io ora che devo solo fermare una pallina».

Alla vigilia c’è chi poteva pensare ad un Forte più remissivo data la vostra posizione precaria nel girone: questa vittoria significa che credete ancora nella corsa ai quarti di finale?

«Forse potevamo anche tirare i remi in barca ma non rientra nel nostro dna. Non avere più niente da perdere ci ha permesso di scendere in pista senza un po’di quel peso che gravava sulle nostre spalle: in altre occasioni purtroppo, per le quali ora mastichiamo davvero amaro, siamo scesi in pista forse un po’troppo contratti. Invece stavolta ci siamo detti: o la va o la spacca. E senza un grande Puigbi dall’altra parte probabilmente saremmo pure stati in grado di vincerla in modo più agevole. Se ci crediamo, quindi? Sempre, finché la matematica non ci dirà il contrario».

A questo punto diventa determinante, per il secondo posto nel girone, la prossima gara europea a La Coruña contro il Liceo.

«Aver vinto con l’Oliveirense ci rilancia sia matematicamente che sotto il profilo psicologico, questo è sicuro. Un guanto di sfida? La si può anche intendere in questo modo: di sicuro andremo ad affrontare il Liceo con tutt’altro spirito e consapevoli che per noi sarà soltanto un’altra “ultima spiaggia” mentre loro, nel caso venissero sconfitti, vedrebbero concretizzarsi una specie di incubo». —

Gabriele Buffoni

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