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Fabio Maccabruni, il difensore figlio d’arte con il vizietto del gol che fa sognare Seravezza

Massimo Guidi
Fabio Maccabruni, il difensore figlio d’arte con il vizietto del gol che fa sognare Seravezza

Ha messo a segno tre reti nelle ultime cinque partite «Papà Gianni viene a vedermi e mi insegna le marcature»

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Grinta e determinazione: sono le migliori caratteristiche di Fabio Maccabruni. E non poteva essere altrimenti visto che il giovane (22 anni) difensore del Seravezza è figlio di Gianni, che negli anni Ottanta del secolo scorso è stato uno dei migliori interpreti del ruolo con la maglia della Massese (con la quale ha vinto un campionato di serie D e giocato tra i prof) e poi nel Migliarina Teli e per una stagione anche nel Viareggio. Uno che con altri mastini dell’epoca come Vitaloni, Ricci e il nostro Coluccini (tanto per fare qualche nome) ha costruito difese difficili da superare. Ma il giovane Maccabruni un punto in più del papà sembra averlo: il gol. Con quello realizzato al Prato (che ha pareggiato il vantaggio di Fanucchi) Fabio è già arrivato a quota tre reti, un bottino niente male per uno che gioca in terza linea anche se con licenza di avanzare a sfruttare il fisico da corazziere sulle cosiddette palle inattive.

Allora Fabio tre gol nelle ultime cinque gare. Il gol sta diventando un vizio?

«Un bel vizio (sorride). Segnare un gol è sempre una bella soddisfazione soprattutto per un difensore».

Tre reti, tutte di testa e su calci da fermo. Sono schemi provati in allenamento?

«Al di là dello schema, credo che il merito principale sia di chi calcia l’angolo o la punizione e che riesce a trovarti nel posto giusto».

L’abilità nel gioco aereo è una delle tue migliori caratteristiche. Quali sono le altre?

«Sì, ho una buona elevazione. Credo che le altre mie migliori caratteristiche siano il tempismo e la grinta».

Che non poteva certo mancare al figlio di Gianni Maccabruni. Papà ti dà consigli?

«Certamente ho preso qualcosa da papà. Viene a vedere le partite e mi dà qualche consiglio su come agire in marcatura ad uomo, cosa nella quale mi dicono era molto bravo e che nel calcio odierno viene poco insegnata soprattutto nelle giovanili».

Dove invece devi cercare di migliorare?

«Nella tecnica. E’ sicuramente il mio tallone d’Achille».

A quanti anni hai cominciato a giocare a calcio?

«Cinque anni. Ho rotto talmente le scatole a papà che mi ha portato al Tirrenia. Poi le giovanili della Carrarese e quindi Massese e Fezzanese in serie D prima di ritornare alla Carrarese…».

Con la quale hai esordito in serie C tre anni fa. Ricordi in quale gara?

«In casa con la Pro Piacenza, allenatore Baldini. Vincemmo per 1-0 con gol di Tavano».

Poi una prima volta al Seravezza, quindi una stagione al Ghiviborgo e da questa estate di nuovo in verde azzurro. A cosa può aspirare la tua squadra?

«Intanto cerchiamo di raggiungere la quota salvezza. Poi vedremo. La classifica è molto corta ed il campionato è molto difficile e c’è poco da stare a cullarsi sugli allori. Già domenica a Fossano sarà una partita molto difficile». —

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