Gioco
Sfumato il sogno mondiale della Nazionale “viareggina” «Ma è stato bellissimo»
viareggio. Il rumore sordo del pallone che sbatte sul palo dopo la rovesciata di Gori, negando il possibile 4-5 nella finale con il Portogallo a Asunción (Paraguay), è l’icona sonora della più atroce delle sconfitte per l’Italia ed i quattro viareggini che l’hanno condotta «ad un centimetro» dal Mondiale di beach soccer, come rimarcherà uno di loro, Simone Marinai.
«Se fosse finita dentro, avremmo riaperto la gara», (ci) ripensa Dario Ramacciotti, lui sì a segno due volte, troppo tardi però per ricucire lo strappo da tradurre numericamente nel 5-1 dei lusitani provocato tra il secondo ed il terzo tempo (il risultato definitivo sarà 6-4). «Siamo stati battuti dalla nazionale che prima del Mondiale, nel 2019, ha conquistato Giochi Europei e Euro League. Nel beach soccer, a livelli così alti si cammina sempre sul filo del rasoio, basta davvero poco per vincere o perdere. Peccato, eravamo partiti bene, poi i cinque gol del Portogallo ci hanno travolto. Eppure sino alla fine nessuno di noi si è arreso». L’“Airone” impersonifica lo spirito indomito di un gruppo capace di superare (di gran lunga) le aspettative proprie e del pubblico in perenne apnea davanti alla tv. «È stato meraviglioso percepire affetto e vicinanza tramite messaggi e post sui social. Riuscire a coinvolgere così tante persone è una soddisfazione immensa», evidenzia Marinai. In effetti attorno agli azzurri si è generata un’attenzione senza precedenti, favorita (anche) dalla copertura mediatica garantita dalle dirette in contemporanea su Rai e Sky, con Gabriele Gori sempre al centro della scena, virtuale compresa. Impensabile che non fosse così, visto che “Tin-Tin” con 16 reti si è aggiudicato il titolo di capocannoniere per il secondo Mondiale di fila dopo quello di due anni fa alle Bahamas. «Ringrazio tutti per il sostegno», la risposta colma di gratitudine ai fan – abituali e non – ogni volta esterrefatti per le sue acrobazie sulla sabbia. La disperazione per la finale persa si mescola con la gioia per il personalissimo premio, da aggiungere agli otto già collezionati nel 2019: 175 gol complessivi tra nazionali e club ma nessun trofeo. Paradossale verità.
Tra le storie dei viareggini d’Italia, quella di Andrea Carpita va maggiormente messa in risalto: non aveva mai disputato un Mondiale. C’è riuscito, a 31 anni. Per meriti propri, non certo demeriti altrui. E anche quando è stato escluso (clamorosamente) nel 2017, lui ha continuato a impegnarsi ogni giorno, tutti i giorni, consapevole che il suo momento sarebbe finalmente arrivato. Un legittimo riconoscimento all’uomo, prima ancora che al portiere. «Abbiamo dimostrato di poter competere con le più forti, l’obiettivo non cambia: questo gruppo vuole provare a vincere nuovi trofei», garantisce Ramacciotti, rientrato a giugno dopo che a marzo aveva deciso di ritirarsi. Marinai, invece, agisce globale, ma pensa locale. «Il secondo posto ai Mondiali è un successo nostro, di Stefano Santini, Giancarlo Carpita e della società in cui giochiamo. Spero che sia l’occasione per favorire la crescita del beach soccer e delle altre discipline nella nostra città, che rappresenti un punto di partenza per tutti. Siamo orgogliosi di quanto abbiamo fatto e credo che lo siano anche i viareggini». Sentimento che non pare però sfiorare né il sindaco, né l’assessore allo sport: sui rispettivi profili social, dove sono costantemente attivi, nessun riferimento al capolavoro dei “ragazzi del Muraglione” . E non è una novità. —
Gabriele Noli
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