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Furlanetto: non serve piangersi addosso adesso bisogna vincere

Il giovane giocatore del Tc Italia non nasconde il rammarico ma dà la carica alla squadra: a Napoli vietato sbagliare

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FORTE DEI MARMI. Molti adolescenti tendono a farsi trascinare nei pensieri, nelle parole e nelle azioni dalle correnti emotive, tra loro spesso contrastanti. Marco Furlanetto, maggiorenne da otto mesi, dimostra invece una maturità mentale e verbale che ne eleva il rilievo all’interno del Tennis Italia. E non è soltanto per una questione di vincoli sull’età e sul tesseramento imposti dal regolamento federale se è l’unico giocatore del circolo fortemarmino ad aver disputato tutt’e sei i confronti della fase a gironi, terminata al terzo posto con la sgradevole appendice dei play-out contro il Vomero: andata domani a Napoli, ritorno a Forte dei Marmi domenica 1° dicembre.

«Adesso ci sono pochi ragionamenti da fare: bisogna andare là e cercare di creare i presupposti per chiudere il discorso salvezza. Avremmo voluto affrontare un altro genere di spareggi, ma la situazione è questa, piangersi addosso non serve». La mancata qualificazione alle semifinali playoff continua a bruciare, per come maturata, considerato che sarebbe stato sufficiente uscire imbattuti da Siracusa per centrarla. «Domenica abbiamo trovato un ambiente ostile, ma sarebbe troppo facile sfruttarlo come alibi. Può succedere di perdere un confronto come quello, noi siamo incappati in una giornata infelice, pur avendo dato il massimo, nessuno di noi si è risparmiato. Il problema, semmai, riguarda i primi due turni, nei quali non eravamo competitivi: contro Crema ha dovuto giocare il nostro capitano (Matteo Marrai, ndr), a Sassuolo abbiamo regalato un singolare. Da lì si è resa necessaria una rincorsa affannosa, con partite estenuanti ogni domenica, solo in Lombardia c’è stato da soffrire di meno».

L’indisponibilità iniziale di Sonego e Travaglia complice la concomitanza con i tornei Atp in giro per il mondo, il prolungato infortunio di Donati e quello last-minute di Demuro si sono rilevati un (grosso) problema da gestire per Sergio Marrai e tutto il Tennis Italia. «Tutti i giocatori hanno dimostrato professionalità e serietà, al di là dei risultati, in uno sport come il nostro la linea di confine tra vittoria e sconfitta è molto sottile. Dispiace, perché sarebbe bastato poco per approdare in semifinale, obiettivo a cui il circolo teneva».

Questo per Furlanetto è il terzo campionato in forza al Tennis Italia: in un mondo in cui farsi guidare dall’individualismo è la regola, lui va controcorrente. «Qui mi trovo benissimo e non è solo una questione tecnica (si allena proprio sui campi in rosso di via dell’Acqua, Matteo Marrai è il suo head coach): Sergio è una persona straordinaria, come quelle che fanno parte del circolo. Mi hanno dato fiducia, facendomi esordire in A1 a sedici anni, me lo ricordo quanto mi tremavano le gambe la prima volta. A prescindere dai risultati, io voglio restare a lungo». —

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