Gioco
Ramacciotti e compagni vincono e volano in finale
Per la quarta volta in dieci anni il Viareggio può conquistare lo scudetto Santini: «Tanta roba». Oggi la resa dei conti con la Sambenedettese
VIAREGGIO. «Ora vediamo se riusciamo a riportare nella nostra città lo scudetto». L’animo di Stefano Santini è più leggero ma l’adrenalina scorre ancora a fiumi nelle vene sue e di tutto il Viareggio. Perché il successo 4-3 sul Terracina che vale la quarta finale in dieci anni («tanta roba», esclama il tecnico) è un concentrato di episodi discutibili e discussi, di gol e cartellini, di parole di troppo e ritmi dissennati.
A Catania pare di assistere a una corrida, più che a una semifinale di Serie A di beach soccer dalla quale escono felici perché vittoriosi i bianconeri, proprio contro quell’avversario che in stagione li aveva battuti due volte (una in Coppa Italia, l’altra in campionato).
Oggi alle 18 è prevista la resa dei conti con la Sambenedettese (pronostico rispettato ieri contro il Catanzaro) nella partita che assegnerà lo scudetto, visibile in presa diretta soltanto da chi sarà sugli spalti, mentre tutti gli altri si dovranno accontentare della differita di domani sera (ore 21) su Sky Sport Football.
Male, molto male. Un passo indietro prima di compierne un altro in avanti: il 4-3 sul Terracina lascia in dote al Viareggio sensazioni contrastanti, dove i più comunque prevalgono sui meno.
La gara è sregolata, per i giudizi tecnici c’è poco spazio, figurarsi per quelli tattici. Tra il 3’ed il 5’del primo tempo i pontini trafiggono due volte Carpita (Alla e Frainetti), rendendo inutile l’inframezzo di Bruno Xavier. Dal 9’al 12’la situazione si fa incandescente: sono i minuti nei quali 1) Duarte stende Stankovic e si vede sventolare in faccia il rosso trattandosi di chiara occasione da rete e 2) Costa commette fallo da rigore su Ramacciotti e pure lui viene cacciato. L’“Airone” fallirà dal dischetto, ma a quel punto i nervi sono già saltati. Il portiere viareggino abbandona il campo divorato dalla rabbia. A fine partita dirà: «Io avevo toccato il pallone, Ramacciotti è caduto sopra di me. Se il fallo c’è, non l’ho commesso io. Gli arbitri hanno rovinato tutto, sono esterrefatto».
Nella frazione intermedia la squadra di Santini ribalta il risultato come venerdì contro il Pisa: Gori pareggia in rovesciata, Pacini firma il sorpasso con una botta dalla distanza, Lucas infila Monti di testa. Il Viareggio, a quel punto, è avanti di due reti e dà l’impressione di poter gestire il vantaggio con apparente tranquillità. Ma che la tensione continui a regnare lo dimostrano i cartellini gialli a profusione (nessun bianconero tra gli ammoniti era in diffida, tutti disponibili per la finale). «Siamo stati bravi a non cadere in provocazione» , sottolinea Santini.
Ma a meno di tre minuti dal termine un fallo di Remedi consente a Ilardo di presentarsi sul dischetto e rianimare le speranze di un Terracina mai domo.
Alla fine il Viareggio – seppur sprecone sotto porta – fa comunque sua la semifinale e può adesso pensare a come provare a prendersi il secondo scudetto a distanza di tre anni dal primo contro i rossoblù già battuti domenica scorsa 5-4 all’overtime nell’ultimo match della regular season. Con San Benedetto del Tronto c’è un gemellaggio che dura ormai da un quarto di secolo. Oggi, però, verrà messo necessariamente da parte. —
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