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Versilia

gli altri protagonisti 

I due Ricci, gemelli e figli d’arte «Bello vincere anche da fuori»

M.G.

Infortuni e scelte tecniche li hanno penalizzati ma la loro gioia è piena «Esperienza bella e importante oltre che molto emozionante» 

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viareggio. Non hanno giocato la finale ma comunque i gemelli Tommaso Ricci e Filippo Ricci hanno dato il loro contributo nel corso della stagione al successo dell’Empoli. I due ragazzi viareggini sono figli d'arte: papà Massimiliano (che li segue sempre con mamma Mosella) ha giocato tra i professionisti all'inizio degli anni novanta del secolo scorso con Pisa, Sarzanese, Poggibonsi e Lanciano. Tommaso è un difensore centrale dal fisico aitante ereditato dal padre, Filippo un esterno d’attacco lesto di gamba capace all'occorrenza di giostrare anche sulla linea dei difensori.

«Fino a maggio sono stato titolare – racconta Tommaso che ha come idolo Van Dijk del Liverpool - poi quasi a fine stagione regolare il mister mi ha detto che nelle ultime gare non gli ero piaciuto molto e dunque mi avrebbe sostituito. Cosa ho detto? Niente. Le decisioni del mister vanno rispettate. Comunque anche se vissuta ai margini del campo è stata un’emozione fantastica. Un successo anche inaspettato per come si erano messe le cose ad un certo punto della stagione e che abbiamo festeggiato per tutta la notte». Una stagione comunque formativa per il ragazzo cresciuto col fratello nel Massarosa e poi con Pisa e Tau Calcio, che è stato impiegato anche come terzino, ruolo che ha ricoperto per ragion di stato ma che non ama più di tanto: «Mi adatto ma preferisco giocare centrale».

Ha festeggiato anche Filippo, penalizzato da un infortunio che lo ha tenuto fuori un paio di mesi e dal quale ora ha quasi recuperato.

«Anche se non ho giocato in questi ultimi mesi ho provato una gioia inimmaginabile. Un’esperienza unica che non capita a tutti. Una vittoria meritata perché il mister ci ha sempre creduto e con lui la squadra che lo ha seguito senza mai mollare anche nei momenti più difficili della stagione. Devo dire che non mi aspettavo di soffrire così tanto anche stando fuori». —

M.G.

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