Gioco
La gioia dei campioni «Più bello vincere così che in sole tre gare»
Marti Casas si gode il trionfo: «Per noi è stata un’emozione indescrivibile, quando c’è da tirare fuori gli attributi questa squadra non delude mai»
FORTE DEI MARMI. Il Forte dei Marmi è campione d’Italia. Nella serata magica dell’hockey rossoblù, quella del quarto scudetto in sei anni di finali consecutive, tanti sono stati i protagonisti per il quale questo titolo rappresenterà una gioia indimenticabile.
L’ADDIO DELL’HERMANO
«È un sogno diventato realtà: mi viene un groppo alla gola all’idea di andar via». Non trattiene la commozione Franco Platero: per lui il fischio finale di gara 5 non ha significato solo la vittoria dello scudetto ma anche la fine della sua esperienza a Forte dei Marmi. Dopo una sola stagione con la maglia rossoblù, il forte difensore argentino approderà infatti al Liceo La Coruña. «Avevo grande fiducia nella squadra – racconta Platero – ero certo che avremmo dato tutto per vincere. Non saprei chi cominciare a ringraziare, sicuramente i miei compagni e il mister sono i primi perché ho passato con loro una stagione magnifica e carica di sacrifici. E poi la società: questo è un club eccezionale come non ne ho trovati altri in Italia. Lasciare adesso fa veramente tanto male e c’è un po’ di rammarico, purtroppo sono scelte che si fanno in carriera, posso solo essere felice per aver vinto questo titolo e per lasciare l’Italia con questi colori nel cuore. Questo è senz’altro un arrivederci». «È un’emozione pazzesca – commenta Federico Ambrosio, abbracciato a Platero con cui ha condiviso le ultime quattro stagioni (due a Lodi, una a Breganze e quest’ultima a Forte) – per me questo scudetto avrà sempre un sapore particolare perché dopo tanti anni insieme dovrò salutare Franco, uno che per me è come un fratello, un hermano vero, oltre che un compagno di squadra. Volevo vincere anche per lui, per regalarci quest’ultima gioia insieme. Mi è piaciuto anche – prosegue il bomber italo-argentino – che in tanti a Forte ci dessero per sconfitti dopo le ultime vittorie del Centro: a me particolarmente ha dato una carica in più».
UOMO DEI GOL IMPOSSIBILI
Un tiro imprendibile nel sette, una traiettoria impossibile come solo un fuoriclasse può essere in grado di trovare. Per Marti Casas quella di sabato è stata la definitiva consacrazione ad eroe rossoblù. «Ora che abbiamo vinto lo posso dire e mi perdoneranno i nostri ultras per l’infarto che hanno rischiato: è più bello vincere alla “bella” che in tre gare – scherza il catalano – è un titolo profondamente meritato: abbiamo dimostrato che quando c’è da tirare fuori gli attributi, nella partita più importante, questa squadra non delude mai. Per me poi è un’emozione indescrivibile: con Forte dei Marmi, non solo con la società, il mister e i compagni ma proprio con le persone, è scattato qualcosa di profondo. Questo scudetto lo dedico a tutta la gente di Forte e in particolare alla mia fidanzata Raquel che mi ha seguito in questo sogno in Italia, un gesto che non tutti avrebbero il coraggio di fare».
DAL VENETO CON AMORE
Se Federico Stagi era per il tifo rossoblù la “saracinesca” Riccardo Gnata ha raccolto la sua eredità: una muraglia vicentina che però, a Forte dei Marmi, ha trovato il suo cuore (e non solo con l’amore della fidanzata Caterina). «Ho scoperto questa settimana che uscivo di casa per portare a spasso il cane e mi sentivo veramente come a casa mia per le strade di Forte. Qui ho trovato la mia dimensione perfetta, una nuova famiglia, non potrei essere più felice. Non dimentico di certo la mia famiglia in Veneto, mia madre che è la mia più grande tifosa l’ho chiamata subito. Ma credo sia felice per quello che sto vivendo qui. Quel gol di Festa? Ho temuto il peggio – ammette – quando mi allenavo da piccolo lo chiamavo “sbuccino”: se avessimo perso lo scudetto per un gol del genere non me lo sarei mai perdonato». —
Gabriele Buffoni
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