Sicurezza
«Li sopporto anche meno dei lucchesi»
Morganti: lo scudetto a casa loro? Come la Champions «E a quel punto potrei dimenticarmi l’astio per quelli là...»
viareggio. Da decenni protagonista con la sua ironia dissacrante sul palco della Canzonetta, figura di spicco della compagnia teatrale Burlamacco’81: se a questo si aggiunge lo spirito ruggente di un ultras mai sopito, non poteva che essere Claudio Morganti a rappresentare il baluardo della risata in salsa viareggina in questo speciale derby delle parti in vista della gara 5 di domani sera. In cui ad affrontarsi per l’assegnazione dello scudetto saranno Cgc Viareggio e Forte dei Marmi.
Claudio, una finalissima per cuori forti dopo una rimonta che già fa storia in questa finale playoff: quanto vale per te, da storico tifoso del Centro, la possibilità di alzare la coppa dello scudetto in casa del Forte?
«Sarebbe una goduria immensa, assurda anche solo a pensarla. Quando ero giovane non mi sono mai perso una partita del Cgc Viareggio, lo seguivo ovunque e soprattutto nelle partite contro il Forte. Una volta, mi ricordo, quando ancora le tifoserie finivano per mischiarsi senza divisori, all’uscita dal loro palazzetto c’erano dei tifosi del Forte che facevano dire “delafia” a chiunque uscisse: riconoscevano i viareggini e partivano subito i calci nel didietro. Per fregarli imboccai un’uscita laterale, per tornare alla macchina fui costretto ad attraversare addirittura un orto con tanto di pomodori. Non avrei mai pensato di dirlo, ma non me ne pentirò: quello di domani sera potrebbe essere l’unico caso in cui potrei superare il mio astio per i lucchesi».
Dopo anni di prese in giro, saresti disposto a sotterrare l’ascia di guerra?
«L’ho a schifi, e questo non cambierà. Però se mi si garantisse la vittoria del Centro domani sera al PalaForte potrei anche chiudere un occhio su un trofeo da dare a Lucca. Piccino, s’intende, ma potrei passarci sopra. Un piccolo trofeino ai lucchesi val bene lo scudetto vinto dal Centro a Forte dei Marmi. D’altra parte vincerlo a casa loro, quando si aspettavano di vincerlo già a gara 3, sarebbe un sogno: un po’ come se la Juventus vincesse la Champions. Non è un paragone per gufarla, eh: speriamo di avere una tendenza migliore di quella degli juventini, almeno stavolta».
Battute a parte, cosa ti aspetti dalla partita di domani sera?
«Prendendo spunto dal nome di uno dei nostri campioni, spero in una...Ventura positiva. Questo Centro mi piace da impazzire: purtroppo gli acciacchi mi hanno costretto a vedere le partite in televisione e non andare al PalaBarsacchi, ma ho visto una squadra davvero ben amalgamata. Devo fare davvero i complimenti al mister Dolce, ho sempre visto un gruppo che non si può mai dare per sconfitto a prescindere: finalmente si rivede un Centro con la mentalità vincente ogni volta che entra in pista e contro qualunque avversario».
Questa mentalità può essere l’arma in più contro il Forte?
«Sicuramente anche loro sono una bella squadra, ma non hanno il cuore che abbiamo noi a Viareggio: è come se ogni volta scendesse in pista tutta la città. Anche a vederla da casa è sempre un’emozione. E poi abbiamo Leo Barozzi: l’ho visto nascere e per me è come Buffon nel 2006. Con lui parto sempre convinto che non passi nemmeno mezza pallina».
Sul fronte opposto ritrovi un collega e amico come Antonio Meccheri. Vuoi lanciare un guanto di sfida?
«Non serve, sa cosa rischia: se domani vincerà il Centro la prima persona che chiamerò sarà lui. Seguiranno almeno dieci minuti di prese in giro per telefono, e poi per almeno dieci anni gliela farò scontare. Io intanto incrocio le dita e comincio a sperare, da buon tifoso: il desiderio più grande è che siano i fortemarmini a venire a mangiare la “gegina” da Rizieri, anziché noi viareggini le focaccine da Valè, in piazza del Fortino». —
G.B.
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