Gioco
«Incrocio le dita e dico scudetto al magico Cgc»
Parla Gianluca Domenici, autore dell’inno bianconero «Avevo fiducia nella squadra anche sul 2-0 per il Forte»
«Il mare, la spiaggia, il sole di Viareggio, ce l'abbiamo tutti dentro. Questo cuore bianconero batte forte, pazzo per il Centro!» È risuonato anche martedì sera, in un PalaBarsacchi pieno come un uovo, l'inno ufficiale del Cgc Viareggio a sancire i festeggiamenti per la rimonta viareggina che - un po' come il libeccio di cui parla il brano - si è abbattuta sul Forte dei Marmi recuperando l'iniziale 2-0 e rimandando la lotta scudetto alla sfida decisiva di sabato.
Autore e interprete di un brano entrato nella storia del tifo bianconero, Gianluca Domenici (che ha firmato tante celebri canzoni del Carnevale, da Delafia a Il samba del viareggino) è anche tifoso sfegatato che - sciarpa bianconera sempre al collo - ha seguito in casa il Centro in tutti questi playoff.
Gianluca, come stai vivendo questa finalissima che dopo quattro anni vede di nuovo protagonisti Forte e Cgc?
«Ormai ci credo e incrocio già le dita in vista della partita di sabato. In realtà, lo possono testimoniare in tanti in città con cui ho parlato di questa finalissima, ho avuto sempre una fiducia incrollabile nelle potenzialità di questa squadra: anche dopo il 2-0, nei giorni prima di gara 3 continuavo a ripetere che ne avremmo vinta almeno una a Forte dei Marmi. Ero forse più incerto per la vittoria di gara 4, invece martedì vivendola dagli spalti è stata davvero una serata da incorniciare: ho perso la voce a forza di cantare i cori con il resto dei tifosi».
Cosa ti esalta di più di questo Cgc Viareggio?
«È tutta la stagione che seguendo le partite del Centro sono rimasto stupido della serietà e della coesione di tutto il gruppo. A partire dall'allenatore che pur non essendo un esperto di hockey, quindi da semplice tifoso che ha seguito le vicende della squadra, mi sento di promuovere in pieno: è evidente che tiene bene in pugno la squadra e che i giocatori in pista sanno bene cosa fare senza mai perdere la calma. Mi ricordo di tante squadre del passato che commettevano ingenuità anche pesanti, subendo espulsioni e perdendo spesso per nervosismo. Invece stavolta mi meraviglia la maturità di questo Centro. Ecco anche perché sono fiducioso: anche rispetto all'anno del primo scudetto vedo meno individualità ma più un "lavoro d'orchestra" che mi entusiasma».
Il tuo inno fu scritto proprio nel 2011, in occasione della vittoria del primo e (finora) unico scudetto bianconero: rivivi un po' quell'atmosfera?
«Purtroppo no, lo ammetto. Parlo ovviamente dell'energia che allora si respirava tra il pubblico: mi ricordo che c'era un entusiasmo elettrico. Oggi invece, nonostante la spettacolare cornice di tifosi, vedo un entusiasmo quasi compassato. Forse anche il tifo è maturato, non necessariamente è un difetto».
Forza Magico Centro è ormai diventato un must al PalaBarsacchi: che emozione è sentirlo dopo ogni vittoria?
«L'emozione è tanta e ha sempre il sopravvento, anche se ormai sono passati anni da quando lo scrissi: io sono un tifoso viareggino fin da quando ero bambino, quando avevo l'abbonamento allo stadio dei Pini per il calcio e poi, crescendo, la squadra di hockey con Nelson Jaime. Aver scritto qualcosa che ha lasciato il segno per la mia squadra del cuore mi fa sempre venire i brividi, specie quando mi unisco agli altri cantandola dagli spalti».
Sabato ci sarà gara 5: sarai al PalaForte insieme ai tifosi bianconeri?
«No, la vedrò a casa di amici: ci siamo già organizzati con la cena e poi tutti davanti alla tv. Un po' in stile fantozziano, con la classica "frittatona e rutto libero". Però lancio un invito al mio amico Marco Macchiarini, autore dell'inno del Forte: comunque vada, lo chiamerò e lo inviterò a farci una bevuta a metà strada, più amici di prima». —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
