La protesta
Jacopo Pellegrini, lo stratega della salvezza del Camaiore
Il ds bluamaranto: «Traguardo sofferto, ma meritato Il momento più difficile della stagione? L’esonero di Pieri»
Le bandiere nel calcio esistono, almeno in un certo tipo di calcio dove le luci della ribalta sono più attenuate. E la prova la fornisce Jacopo Pellegrini, camaiorese doc, 38 anni compiuti da pochi giorni, sedici dei quali trascorsi con in dosso la maglia bluamaranto con la quale è arrivato a giocare fino alla serie D (sei campionati con 155 presenze e due reti). Un difensore dalle cui parti era sempre difficile trovare momenti di gloria. Poi due anni fa, dopo la retrocessione in Promozione, il passaggio nella stanza dei bottoni dove ha assunto il ruolo di direttore sportivo centrando subito il ritorno in Eccellenza, categoria che il Camaiore ha confermato grazie al successo nell’ultima giornata con il Montecatini.
Ti aspettavi di dover soffrire fino all'ultimo atto del campionato?
«Un po’ sì perché abbiamo cominciato ad assemblare la squadra in ritardo complice la coda degli spareggi che ci hanno consentito di tornare in Eccellenza e anche perché non eravamo sicuri che Mirko (Pieri, ndr) sarebbe rimasto visto che era in predicato di andare a lavorare per la federazione. Di conseguenza alcune situazioni con giocatori che dovevamo prendere sono saltate e ci siamo presentati ai nastri di partenza del campionato con una rosa ancora non pronta per sopportare l’impegno».
Poi è arrivato l’esonero di Pieri: come l’hai vissuto?
«E’ stata dura visto che ho cominciato con lui questa mia nuova avventura e perché è un bravo tecnico. Ma dovevamo dare una sterzata».
Come è nata l’idea che si è dimostrata vincente di affidare la squadra a Moriani?
«Ci avevo giocato assieme a La Portuale dove svolgeva anche il ruolo di allenatore e ne avevo apprezzato il modo di lavorare. E anche lo scorso anno a Pietrasanta a mio avviso aveva fatto una buona stagione. Ci ha dato una grossa mano e lo ringrazio».
Sarà ancora lui a guidare il Camaiore nella prossima stagione?
«Diciamo di sì. Ci sono da sistemare solo i dettagli. Al momento ci siamo presi tutti una settimana di vacanza».
Oltre a quello di Moriani è stato importante anche l’inserimento di Mancini che ha risolto qualche problema in prima linea.
«Lui e D’Antongiovanni sono stati determinanti segnando gol importanti e facendo da riferimento per i più giovani».
Dopo due stagioni da diesse qual è il tuo bilancio?
«E’ un ruolo che mi piace e che svolgo con piacere in una società alla quale sono profondamente legato. Devo ringraziare i presidenti che mi hanno dato questa possibilità. Sono persone che mantengono ciò che promettono senza fare i passi più lunghi della gamba così da garantire un futuro alla società e gli stimoli giusti alla squadra che nella prossima stagione sarà attesa da un impegno ancora più difficile». —
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