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Morelli jr, il primo gol con il Camaiore è per papà Claudio «Lo dedico a lui»

Massimo Guidi
 Morelli jr, il primo gol con il Camaiore è per papà Claudio «Lo dedico a lui»

Rete pesantissima quella del giovane talento figlio d’arte «Credo di somigliargli nella tecnica, meno nel carattere»

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Il primo gol in un campionato dei grandi non poteva che dedicarlo a papà. Era quasi inevitabile che Mattia Morelli, centravanti del Camaiore, dopo avere segnato il gol che ha spianato la strada al successo dei bluamaranto contro il San Miniato, non rivolgesse il pensiero a papà Claudio uno dei più fulgidi talenti del calcio versiliese di tutti i tempi. Scomparso un po’ di tempo fa, magari da lassù avrà apprezzato come il suo ragazzo ha battuto il portiere pisano: con un beffardo tunnel, proprio come tante volte aveva fatto lui.

Una dedica quindi sgorgata in maniera quasi naturale e che subito dopo ha coinvolto anche mamma Vanessa che per la prima volta in stagione era venuta a vedere il suo ragazzone, accompagnata da Rachele, la bimba per la quale batte il cuore di Mattia.

Diciotto anni compiuti nello scorso novembre inizia a tirare i primi calci nel Viareggio. Poi Lido di Camaiore, Capezzano, Lucchese, Atletico Lucca e Pisa (dove ha giocato nella formazione Berretti) le altre tappe della sua ancora giovane carriera.

La prima domanda è d’obbligo: cosa credi di avere ereditato calcisticamente parlando dal tuo papà?

«Direi la tecnica. Mentre caratterialmente direi che sono una persona un po’ più tranquilla».

Raccontaci come hai segnato il tuo primo gol tra i grandi?

«Mi è arrivato il pallone in area di rigore ed ho tirato di sinistro, che non è proprio il mio piede migliore, facendo passare il pallone sotto le gambe del portiere».

Prima o seconda punta, qual è il ruolo che preferisci?

«Per il mio fisico (è alto quasi un metro e novanta, ndr) vengo naturalmente schierato come attaccante centrale. Anche se a me piace di più giostrare da seconda punta».

Il tuo pregio?

«Direi senza dubbio la tecnica. Quella che ho ereditato da papà Claudio».

Sai anche calciare le punizioni come faceva Claudio?

«Mi hanno raccontato che lui era un vero specialista. Anche io qualche volta le calcio ma naturalmente con la prima squadra sono altri gli specialisti».

Un difetto che devi correggere?

«Sembrerà strano, visto la mia stazza, ma devo lavorare ancora molto sul gioco aereo, dove sono un po’ carente. Devo imparare a calcolare meglio i tempi per anticipare gli avversari».

Come ti trovi con Moriani? «È un tecnico molto preparato e che mi dà tanti consigli. Con lui sto avendo maggior spazio».

Qual è il tuo idolo di giovane calciatore?

«Thierry Henry. Mi sono sempre ispirato a lui».

Il tuo sogno?

«Quello di arrivare a giocare in un campionato professionistico. Il percorso è lungo e ci sarà tanto da lavorare ma l’ambizione mi sembra legittima. Anche se adesso sto bene dove sono e penso a divertirmi e a studiare». —

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