Il Tirreno

Versilia

Due giovani versiliesi incantano con le esibizioni di Pole dance

Due giovani versiliesi incantano con le esibizioni di Pole dance

Giada Checchi e Monia Baldi Galleni hanno conquistato  il secondo posto nella gara internazionale disputata a Firenze 

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SUL PODIO

Se c’è armonia, feeling e passione, i legami durano nel tempo. Sconfiggono lo scorrere inesorabile, ingannano futuro e passato, e i rapporti d’amicizia o d’amore sfiorano l’infinito. Questo era il soggetto alla base dell’esercizio atletico-artistico con cui Giada Checchi e Monia Baldi Galleni – una fortemarmina e l’altra di Stazzema - hanno conquistato il secondo posto nella categoria Double Élite (la maggiore) del Pole Art Italy 2019, che si è svolto a Firenze.

«Un secondo posto che per noi ha il sapore di vittoria... la nostra» dicono le due atlete titolari della prima scuola di Pole Dance in Versilia, che si trova a Pietrasanta. Ed è facile capire il loro entusiasmo: il Pole Art Italy è una gara internazionale – si è svolta a Galluzzo, al Teatro Everest, il 16 e 17 febbraio - una delle più improntanti che si svolgono in Italia. Basta citare il nome di qualche atleta di pole dance. Sono i migliori di tutto il mondo. Il russo Dimitry Politov, l’ucraino Dimitry Fedotov, Bélen Serra argentina, il cinese Coco Kehong, e il duo Acrobatic Pack di Barcellona, infine l’ucraina Tatyana Gordyenko. E poi le migliori italiane fra cui Iliana Ciccarello (arrivata prima nella categoria Élite, over 40), fra l'altro allenatrice di Giada e Monia della Pole&Postural Academy Firenze.

«È stata un’esperienza bellissima – spiegano - e non è stato facile preparare una competizione così, dato il livello. Oltre agli impegni della nostra scuola in Versilia, dovevamo allenarci a Firenze. È un secondo posto che vale una vittoria, e ripaga i sacrifici affrontati in questi mesi. Confrontandoci con campioni internazionali, abbiamo fatto un salto di qualità».

Essendo appunto una competizione artistica, il Pole Art mixa la danza, la tecnica, con lo spettacolo artistico, che deve avere un tema ben preciso. «È stato un esercizio di coppia – concludono Giada e Monia - in cui si valutava il lavoro di sincronia, evoluzioni di forza e flessibilità, e dove tutte e due dovevamo dimostrare di rappresentare la nostra storia: un legame che va oltre i confini del tempo, prendendo spunto dal film “Il curioso caso di Benjamin Button”». —

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