Gioco
Da goleador ad allenatore: la parabola di mister Moriani
Dopo una carriera da bomber (due volte capocannoniere in D) ha incassato la prima vittoria come tecnico del Camaiore
Allenatore per caso, o quasi. Raffaele Moriani, 41 anni nel prossimo maggio, devastante attaccante da 401 gol in carriera con le maglie di Forcoli (due volte capocannoniere in serie D), Castrense, Massese, Sanremese, Rapallo, Pietrasanta e La Portuale, mai avrebbe pensato un giorno di sedere su una panchina. Poi cinque anni fa la scintilla innescata dal caso che lo ha portato fino a Camaiore dove da ha sostituito Mirko Pieri. E dopo un pari ed una sconfitta, domenica il primo successo.
Come nasce l’idea di Moriani allenatore?
«Quasi un caso. Cinque anni fa giocavo con La Portuale che a stagione iniziata rimase senza allenatore. Il preparatore atletico Marco Del Medico parlò con la squadra e poi mi chiese di occuparmi della parte tecnica. Mi è piaciuto ed ho continuato».
Ma nei tuoi progetti c’era quello di sedere su una panchina?
«Forse no. O chissà forse solo per allenare in un settore giovanile».
Quali sono le differenze tra il giocatore ed l’allenatore?
«Nessuna. Sono sempre il solito….antipatico ma che comunque riesce a trasmettere qualcosa di positivo ai compagni e a farsi voler bene».
Spiegati meglio. Perché risulti antipatico?
«Perché sono una persona diretta. E poi perché chiedo a tutti passione, cattiveria agonistica, unità di intenti oltre ad avere un tenore di vita adeguato ad una pratica sportiva: alimentarsi bene e magari il venerdì ed il sabato sera non andare troppo a giro. Canoni ai quali ho sempre tenuto fede».
Insomma, un cosiddetto sergente di ferro.
«No. Seguo solo le regole che mi ha insegnato il professor Bianchi ai tempi della Lucchese. Regole che hanno aiutato tanti ragazzi ad arrivare in prima squadra in serie B come ad esempio Marco Rossi, Tarantino, Marianini ed altri».
E perché a te non è riuscito il salto?
«Perché c’erano ragazzi più bravi di me».
Qualche rimpianto per non essere arrivato in alto?
«No perché sono contento di quello che ho fatto. Mi sono divertito parecchio senza allontanarmi da casa avendo così la possibilità di stare vicino a mia figlia Giulia».
Hai un modello tra gli allenatori in attività?
«Silvio Baldini, per me tra i più bravi del mondo. Chiede alle sue squadre un calcio propositivo sempre teso alla vittoria».
E a proposito di vittoria domenica è arrivata la tua prima sulla panchina del Camaiore. Hai festeggiato? «Le vittorie sono tutte uguali. Anche se non nego che quella di Castelnuovo è importante perché arrivata dopo due gare nelle quali non avevamo raccolto quello che meritavamo».
Il Camaiore può centrare la salvezza diretta?
«Possiamo farcela. Dipende solo da noi. Bisogna rimanere concentrati ed essere bravi a sfruttare certi momenti della partita proprio come a Castelnuovo». —
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