Gioco
Matilda, la ragazza con i guanti che difende la porta dello Spezia
La giocatrice di Marina di Pietrasanta ha esordito nella Primavera degli Aquilotti «La passione per il pallone? L’ho ereditata da mio nonno Luciano»
Quando il calcio è “femmina” e la determinazione è “maschia”. Stiamo parlando della bella e giovane Matilda Pucitta, 20 anni, che poche settimane fa ha debuttato nella Primavera a difesa della porta della squadra femminile dello Spezia.
Matilda nata e crescita a Marina di Pietrasanta ha cominciato a giocare a calcio quando era una bambina nei pulcini del Marina di Pietrasanta.
Sei cresciuta in una famiglia matriarcale con mamma Marzia, nonna Patrizia, zia Monica ed una serie di cugine che, certo difficilmente ti hanno fatto nascere la “passione per il calcio. Quindi come ti è venuta?
“E’ vero, nella mia famiglia siamo in maggioranza donne, ma io fin da piccola, guardavo le partite in tv con il mio adorato nonno Luciano, interista sfegato, e mi sono appassionata, così quando ero piccolissima ho chiesto ai miei genitori se potevo fare come sport calcio. Ovviamente, neanche a dirlo anche io sono una super tifosa dell’Inter».
E loro sono stati subito d’accordo?
«Si, la mia famiglia mi ha sempre sostenuto in questa scelta, anche perché hanno visto la passione con la quale la pratico e l’impegno che ci ho sempre messo, senza mai trascurare gli altri impegni la scuola prima di tutto».
E così hai cominciato a tirare i primi calci ad un pallone.
«Ho cominciato, ed ho continuato fino a che non sono arrivata alla categoria allieve, in squadre di maschi. Solo quando sono arrivata alla Fiorentina ero in squadra femminile».
Come è stato giocare con i ragazzi?
«Bellissimo. Mi hanno sempre tratta come una di loro e mi hanno sempre accettato con grande entusiasmo, in ogni squadra in cui ho giocato».
Singolare la scelta di una ragazza di giocare a calcio e singolare anche il ruolo, quello di portiere, che notoriamente è considerato un ruolo di grande responsabilità.
«In realtà non ho cominciato in questo ruolo, ma anzi il passaggio da giocatore di movimento a portiere è nato assolutamente per caso. Ho iniziato come attaccante, sono passata a centrocampo poi, un giorno, in una partita mancava il portiere. L’allenatore chiese a tutta la squadra chi se la sentiva di andare in porta ed io con una bella dose di incoscienza mi offrii volontaria. Così eccomi qui da qualche anno in questo ruolo, molto difficile e ricco di responsabilità. Perché tanto, è inutile nascondersi, quando si perde una partita la colpa è sempre del portiere che ha preso gol. Ma devo dire che sono molto molto felice di questo ruolo».
Da poche settimane hai debuttato nella formazione Primavera dello Spezia, che milita in Interregionale. Sei felice?
«Tantissimo anche se è molto impegnativo: tre-quattro allenamenti la settimana e poi la partita. Oltre lo studio non è certo una vita tranquilla, ma quando le cose si fanno con entusiasmo si sente poco anche la fatica».
Sogni per il futuro?
«Continuare su questa squadra, anzi migliorare giorno dopo giorno. Il grande sogno? Entrare in Nazionale». —
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