Gioco
Brachi, primo giorno da mister «Il mio Forte sarà più spregiudicato»
Il neo tecnico subito al lavoro: «Mi galvanizza l’idea di cominciare questa avventura con il derby contro il Viareggio»
FORTE
I giocatori del Real Forte Querceta disposti nello spiazzo fuori dagli spogliatoi: chi a terra a fare un po' di stretching, chi invece resta in piedi a passeggiare pensieroso. Uno alla volta, tutti i nerazzurri vengono chiamati all'interno dello spogliatoio solitamente riservato agli arbitri dove, ad attenderli, c'è il nuovo tecnico Marco Brachi. Ex Trestina ma con un passato sulle panchine di Scandicci e Fortis Juventus, il neo-mister residente a Pontassieve ha dato così un’impronta "da psicologo" al suo primo allenamento a 48 ore dal derby con il Viareggio.
Mister Brachi, la sua è stata una convocazione "lampo" nella serata di domenica. Cosa l'ha convinta ad accettare l’incarico?
«C'era già stato qualche contatto in estate che poi non è andato in porto, ma in realtà sono due anni che con la società ho un ottimo rapporto. Ci conoscemmo quando io allenavo lo Scandicci e giocammo a Forte una bella partita in Coppa. Quando domenica mi hanno cercato ho subito accettato: dopo aver allenato squadre nell'aretino e in Umbria, morivo dalla voglia di provare questo girone in cui non mi sono mai messo alla prova. Il momento certo non è dei più facili ed è la seconda volta in 22 anni che mi capita di iniziare senza aver avuto la squadra in mano da luglio, ma la sfida non mi spaventa».
Che situazione ha trovato nello spogliatoio al suo arrivo?
«Un bel clima, propositivo. Di questo devo anche ringraziare il mio predecessore Carlo Bresciani: so che ha speso delle belle parole con il gruppo prima del mio arrivo e, pur non avendo avuto il piacere di incontrarlo di persona, mi ha dato la conferma di essere una persona degna della massima stima. Guardando al calendario l'idea di arrivare alla vigilia di tre partite tanto importanti come i derby con Viareggio e Seravezza e lo scontro con il GhiviBorgo mi galvanizza e spero che serva da sprone anche per i giocatori».
Il tallone di Achille di questo Real è la poca efficacia a rete: come porvi rimedio?
«Nessuno ha la bacchetta magica ma la colpa non è solo degli attaccanti, bensì di tutta la squadra e di come organizza la fase offensiva. Bisogna rischiare di più dando maggiore spinta dalle retrovie, anche a costo di esporre il fianco e subire qualche gol. L'importante nel calcio è segnare un gol in più dell'avversario: è inutile giocare chiusi per poi, nel migliore dei casi, finire 0-0».
Tatticamente cosa cambierà?
«Non ho un modulo cui essere particolarmente fedele: penso che il 3-5-2 possa essere una buona impostazione ed è uno schema tattico che già ho utilizzato con altre mie squadre. Credo però che i moduli non facciano la differenza».
Dalla società è arrivato anche un ultimatum ai giocatori in vista della sessione invernale di mercato: le spetterà anche il compito di "selezionatore"?
«Questo è il compito più semplice, specie per chi arriva come me in una realtà che ancora deve conoscere. Però non è la mia priorità: ora ho bisogno di questi ragazzi e francamente sarebbe una sconfitta, tra 20 giorni, dover fare a meno di qualcuno di loro». —
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