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Il Tennis Italia ricomincia dai suoi campioni

Il Tennis Italia ricomincia dai suoi campioni

Il team di Marrai punterà ancora su Lorenzi, Volandri, Donati e Trusendi che affiancheranno i giovani verso la conquista di nuovi successi

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FORTE DEI MARMI. Sergio Marrai ha l’anima quieta tipica del mare di Forte dei Marmi in un giorno di primavera e la saggezza per rendersi conto che certe decisioni non si prendono quando rabbia e tristezza ottenebrano la mente. Quanto ci rimase male, quando a dicembre il suo Tennis Italia si vide sfuggire dalle mani la finale di A1 perdendo al doppio di spareggio contro il Parioli, solo lui può saperlo davvero. Non importava che l’obiettivo dichiarato ad inizio campionato fosse la salvezza, possibilmente diretta. Ha lasciato che quei tormenti si dissipassero, facendo posto alla consueta razionalità. Quella che lo ha spinto – ammesso che vi fosse anche il minimo dubbio – a confermare tutta la squadra, senza eccezioni, per la A1 che verrà. E pazienza se ci sarà da attendere ancora sino a ottobre, in fondo “chi ha tempo non aspetti tempo”, come recita un antico proverbio.

Resterà Paolo Lorenzi, top-player col veleno addosso per quei dannatissimi ko (in singolare e al doppio di spareggio) nel ritorno della semifinale col Parioli. Un anno fa saliva al 33° posto della classifica mondiale (best ranking), oggi è scivolato trenta posizioni più indietro, niente che possa intaccare le qualità, tecniche e morali, di un campione determinato a (ri)portare lo scudetto a Forte dei Marmi. Ne ha vinti due, il Tennis Italia, ma quando lui giocava altrove.

«Proviamo un senso di gratitudine nei confronti di Paolo, siamo felici di averlo ancora con noi» ammette Sergio Marrai, uno per cui i valori umani contano molto più del risultato. Avanti, dunque, con Lorenzi, così come Filippo Volandri (pure per lui il tempo sembra non passare mai), Matteo Donati, Walter Trusendi. E poi i giovani, Edoardo Graziani, Marco Furlanetto, Mattia Mancini e Jacopo Calvani. La conferma è totale e ingloba anche la guida tecnica: Matteo Marrai, nel 2017, al primo anno da capitano non giocatore ha impressionato. Per competenza, carisma, passione, entusiasmo. E soprattutto per la capacità di fare gruppo, di sacrificare incondizionatamente l’“io” in favore del “noi”. Tutto naturale, niente di forzato. Come la quiete interiore di papà Sergio.

Gabriele Noli

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di Redazione web