Gioco
Mariotti: «Fra Forte e Lodi non vedo un favorito»
Il ct azzurro fa le carte alla finale scudetto: «Se la giocheranno al 50 per cento La differenza possono farla le giocate dei singoli e la tenuta mentale»
FORTE DEI MARMI. «Tra Lodi e Forte? Sarà come lanciare una moneta, spero solo finiscano non oltre gara 4». Non si sbilancia Massimo Mariotti, ct della Nazionale di hockey che - anche in vista dell'inizio dei lavori della selezione azzurra in vista del prossimo Europeo - sarà già domani sera sugli spalti di Vittoria Apuana per assistere alla terza finale scudetto consecutiva tra Lodi e Forte dei Marmi.
Mariotti, partiamo dalla qualificazione del Lodi in gara 5: si aspettava un risultato del genere contro il Cgc Viareggio?
«I playoff sono sempre qualcosa di particolare e sono molti i fattori che fanno la differenza. Chiaramente un divario così ampio non era preventivabile: credo sia mancata la forza del gruppo ai bianconeri, perché quando in una sfida decisiva si va in svantaggio se non ci sono dei pilastri veri che non siano solo di facciata poi si finisce per sgretolarsi. Ed è quello che è successo».
Sarà quindi ancora Lodi-Forte: che lettura dà di queste due squadre che si contenderanno il tricolore?
«Onestamente, è un 50 e 50 in piena regola. È impossibile fare un pronostico: per quello che hanno fatto in regular season, nessuna delle due si è dimostrata in grado di prendere il largo in campionato ed entrambe hanno fallito un obiettivo come la Coppa Italia, vinta da un Follonica che era l'ottava in griglia».
Cosa può fare la differenza?
«Il Forte ha chiuso in 3 partite la semifinale e ha ottenuto un notevole vantaggio potendosi preparare con la dovuta calma per questa finale, mentre il Lodi può godere di un entusiasmo coinvolgente, frutto anche della giovinezza e della freschezza della sua squadra. Unito al fatto di avere 3 gare su 5 da giocare in casa, potrebbe essere l'asso della manica dei lodigiani. Però la vera differenza la faranno a mio avviso gli episodi, la tenuta mentale e la giocata del singolo: non serve l'eurogol, ma un rigore sbagliato o un tiro diretto fallito possono già essere decisivi».
In questa sfida tra Italia e Portogallo, come giudica il lavoro di Bresciani e Resende?
«Sono due ottimi allenatori entrambi che hanno dato alle squadre la loro chiara impronta. Gigio ha fatto un buon lavoro nel tenere in mano lo spogliatoio, Resende invece è stato un ottimo stratega con quelle dichiarazioni dopo gara 4: ha voluto caricare il proprio ambiente e i propri giocatori con un po' di sana pressione. E ha fatto centro».
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