Gioco
Il viareggino Sodini trascina Cantù nei playoff scudetto
VIAREGGIO. Coach Marco Sodini approda ai play off scudetto di basket con la sua Red October Cantù dopo che ad inizio campionato nessuno avrebbe scommesso un euro non sui play off, ma sulla permanenza...
VIAREGGIO. Coach Marco Sodini approda ai play off scudetto di basket con la sua Red October Cantù dopo che ad inizio campionato nessuno avrebbe scommesso un euro non sui play off, ma sulla permanenza in serie A1 dei brianzoli. Crisi societarie, due cambi di allenatore in meno di un mese poi l’arrivo di Marco Sodini che alla prima esperienza da head coach in serie A è stato premiato ieri dalla Lega come terzo allenatore dell’anno. Marco Sodini ha dato ad una squadra a rischio depressione un gioco, fatto di corsa e tiro utile a valorizzare le qualità offensive dei singoli all’interno di un sistema. E poi il coraggio di osare: prima la qualificazione alle Final Four di Firenze, in cui in partita secca ha demolito Milano con una formazione che aveva più effettivi in infermeria che in campo, adesso la qualificazione ai playoff. Insomma, una piazza storica del basket che risorge grazie ad un viareggino che fa innamorare i tifosi tornati ad affollare il palasport e fa impazzire i media e tifosi che sono affascinati dal coach che cita Dante e Platone e che sul giornalino societario cura una rubrica che parla più di vita, di arte che di basket. Insomma per dirla con Mourinho, se sai solo di calcio, non sai niente del calcio.
Sabato ai playoff sarà ancora una volta contro Milano alla meglio delle cinque: Davide contro Golia. La vittoria dello scudetto di Milano è data due a uno dagli scommettitori, quella di Cantù a venticinque...
«Sono i reali valori in campo: Milano ha in rosa giocatori con ingaggi milionari che non vanno neanche in panchina ed hanno un budget almeno sei volte il nostro. Non ci spaventiamo, perché erano anche le quote prima della Final Four di Firenze ed abbiamo vinto noi. Non voglio essere dissennatamente ottimista o dire che siamo favoriti, tutt’altro, tanto più che dobbiamo giocare una serie. Siamo partiti senza nessun credito e siamo ai play off. Ci poteva toccare Milano o Venezia: ci è toccata Milano che è costruita per vincere ed è normale se lo fa ogni sera. Per noi i play off sono il grande ballo nella reggia, ma siamo qui per ballare, non per assistere. Più che i giocatori contano gli uomini in questa fase ed io ho degli uomini».
Cosa c’è di Viareggio nel tuo approccio al basket e cosa c’è di te nei successi di Cantù?
«Credo che di Viareggio ci sia la creatività e la capacità di essere taglienti, diciamo un po’ di estro salmastroso. Non sta a me darmi dei meriti per la stagione che abbiamo condotto. So che ho lavorato duro e che siamo una squadra atipica che ha saputo combattere con tutti e mettere dietro formazioni come la Virtus, Sassari ed altre che squadre che facevano le coppe. La cosa di cui vado più fiero è che il pubblico è tornato al Palazzetto dello sport. Alla prima uscita c’erano 1.500 spettatori. Contro Milano abbiamo segnato il record di ogni tempo della società».
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