Gioco
Il Livorno in B? Merito anche di due viareggini
Stefano Tavoletti e Eugenio Vassalle sono i “mental coach” chiamati a preparare gli amaranto nella fase finale della stagione
VIAREGGIO. C’è uno spruzzo di salmastro viareggino nell’impresa del Livorno. A dare la svolta vincente al finale di stagione dell’undici amaranto hanno infatti dato un piccolo ma significativo contributo (apprezzato e riconosciuto pubblicamente dal tecnico Andrea Sottil) anche Stefano Tavoletti ed Eugenio Vassalle, i due mental coach viareggini della “FHP Coaching”, chiamati in fretta e furia al capezzale del gruppo di Sottil alla vigilia della partita più attesa, quella con il Pisa che segnava anche il ritorno sulla panchina labronica del tecnico di Venaria. Un intervento quasi invocato dal presidente Spinelli che dopo la gara persa ad Olbia aveva parlato del bisogno di uno psicologo per la sua squadra, tutt’altro tipo di profilo rispetto al mental coach, figura al quale sportivi di quasi tutte le discipline ricorrono con sempre maggior frequenza.
Tavoletti che ha svolto il grosso del lavoro supportato da Vassalle che si occupato del montaggio dei video motivazionali e dell’analisi delle posture, racconta come è nata l’avventura nello spogliatoio labronico. «Mi ha chiamato Claudio Belotti, mental coach della Primavera dell’Inter con la quale ci eravamo incontrati al torneo di Viareggio (dove i due avevano consegnato a Michele Zappa dell’Inter il premio concentrazione/motivazione, ndr). Belotti era stato contattato da Sottil ma non potendo aiutarlo ha pensato a me e ad Eugenio».
I due accettano e Tavoletti parla subito con Sottil, appena tornato a Livorno dopo l’esonero di Foschi, perché il tempo stringe e la gara con il Pisa era alle porte. «Sottil mi racconta in breve la storia della stagione sua e della squadra: dal travolgente girone d’andata, al quale aveva fatto da contraltare un ritorno pieno di difficoltà che aveva portato prima alle sue dimissioni, poi rientrate, all’esonero e al ritorno. Devo dire che al di là del racconto Andrea è stato bravo a descrivermi le caratteristiche dei suoi giocatori. Tra queste, quella che mi ha colpito quella di sapersi emozionare».
Non c’è tempo per parlare con ogni singolo componente e allora Tavoletti chiede a Sottil di fare una specie di incontro di gruppo: «L’incontro avviene il giovedì. Il mio obiettivo era chiaro: cercare di riaccendere questi ragazzi, far capire cosa significava andare in serie B. Insomma che c’era da giocare quattro finali. Come far entrare nelle loro teste il tutto? Facendo rivivere loro i migliori momenti della stagione attraverso video motivazionali nei quali abbiamo inserito tutti i gol e poi piazzando cartelli con scritte negli spogliatoi (un po’ come faceva Herrera con la grande Inter negli anni sessanta del secolo scorso), una cosa che avevo già sperimentato a Trapani».
Tavoletti si butta con entusiasmo nel lavoro anche se ha qualche dubbio perché, almeno sulla scorta delle sue esperienze, non è facile ottenere attenzione massimale da gruppi con molti over 30. «E invece devo dire che la mia teoria è stata ribaltata grazie ai ragazzi, tutti molto attaccati al tecnico, che si sono prestati con entusiasmo. Così come lo stesso Sottil sul quale abbiamo lavorato sulla comunicazione e sugli atteggiamenti da tenere in panchina. Devo ringraziare per la collaborazione anche tutto lo staff del tecnico oltre a Signorelli, Facci e Protti».
La partita con il Pisa è un trionfo ed effettivamente alcuni giocatori sembrano trasformati. «Prima di Arzachena abbiamo fatto solo esercizi di rilassamento. Ma nella testa dei ragazzi era ormai entrata la parola “resettare”. E così in Sardegna dopo essersi fatta rimontare due gol di vantaggio, la squadra non ha avuto difficoltà a ripartire e vincere nettamente».
Poi il gran giorno contro la Carrarese: «La mattina abbiamo fatto un po’ di riscaldamento mentale. Ma ero sicuro che ormai i ragazzi erano sereni e coscienti delle proprie possibilità e così è stato: Carrarese in vantaggio e Livorno che recupera e festeggia».
Come detto valida spalla di Tavoletti è stato Eugenio Vassalle che ha portato in questa nuova avventura la sua esperienza nella arti marziali: «Ho cercato di adattare quelle del karate in chiave calcistica. Il nostro compito è quello di cercare di rimuovere dalla testa degli atleti le parti negative cercando di esaltare quello che di positivo sono stati capaci di fare. Personalmente mi sono occupato del montaggio dei video motivazionali dove appunto si rappresentano i momenti migliori e dell’analisi della concentrazione durante le partite». E l’alchimia ha funzionato...
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