Gioco
L’hockey come un grande romanzo
Nell’ultimo libro del giornalista Paolo Virdi la storia e le storie di questo sport
VIAREGGIO. La bibliografia dello sport italiano e in particolare dell’hockey su pista si arricchisce con il nuovo prezioso libro “Hockey Pista, un grande romanzo” (Linee Infinite Edizioni), l’ultima fatica letteraria di Paolo Virdi, collaboratore della Gazzetta dello Sport e già autore di due volumi “50 minuti di Gloria”. La preziosità di questo libro sta sia nell’approfondita ricerca sulla nascita e lo sviluppo del rotellismo italiano sia nel resoconto, attraverso il racconto di vari protagonisti, di storie importanti, di fatti “veri”, spesso terribili e a volte incredibili della cultura e della società italiana a partire dagli anni post prima guerra mondiale.
Il racconto di Virdi inizia infatti da Pola nel 1922, quando sulla città istriana sventolava ancora il tricolore italiano. Guidati dall’allenatore Augusto Quarantotto, i giocatori dell’Hockey Club Excelsior partono per il pattinodromo di Corso Sempione a Milano dove il conte Alberto Bonacossa, che ha appena fondato la Federazione Hockey e Pattinaggio, ha fissato la sede del primo campionato di hockey su pista. E, contro ogni pronostico, lo vincono. Ed è sempre da Pola, 22 anni dopo, che o Quarantotto parte su un furgone per Lubjana dove verrà fucilato dalle milizie titine.
Un’altra storia legata all’hockey su pista è quella che capita a Luigino Kullmann, tra i fondatori del Monza nel 1932 e padre di Marika, attuale consigliere federale della Fisr. Kullmann è uno dei giocatori della nazionale azzurra ai primi campionati del mondo che si giocano a Stoccarda, la città ideale del nazismo nascente. Alla Stadthalle ci sono dodicimila persone per assistere a una partita quando si presenta il Fürher in persona: il mondiale di hockey su pista è la prova generale per le Olimpiadi di Berlino che ci saranno da lì a due anni e Hitler vuole controllare di persona che l’organizzazione messa in piedi dal Terzo Reich sia impeccabile.
Il terzo personaggio ha un soprannome che è tutto un programma: Belfagor. Lo appiopparono a Enzo Mari quando, da portiere della Us Triestina, per primo indossò una maschera protettiva in vetroresina che gli conferiva un aspetto spettrale. E a Trieste la storia d’Italia vive capitoli drammatici che vanno ben oltre la fine della seconda guerra mondiale e i cui effetti abbracciano in modo funesto anche l’hockey su pista.
All’alba degli anni’ 70 l’hockey su pista italiano è uno sport che appassiona migliaia di tifosi. Si gioca in estate spesso su piste scoperte e comincia ad aprire le porte agli stranieri. Il primo di loro è un monumento vivente di questa disciplina: si chiama Robert Olthoff, ma tutti a Novara lo conoscono come l’olandese volante. Olthoff con la compagine piemontese e la sua classe costrinse le avversarie, come il Monza, ad adottare contromisure: il Monza ingaggiò Antonio Livramento.
Il romanzo di Virdi si chiude a Breganze, sul finire degli anni ’70 quando l’epopea dei rossoneri, iniziata venti anni prima ad opera di don Pietro Carpenedo, arriva al culmine con la conquista del primo scudetto nello spareggio di Modena.
Angelo Cupisti
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