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L’ex Mariotti: «Una vittoria meritata»

L’ex Mariotti: «Una vittoria meritata»

Il tecnico maremmano: «Altro che episodi: il Forte non ha saputo chiudere la gara»

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FORTE DEI MARMI. Mentre in Versilia gli animi ribollono di rabbia per le contestatissime decisioni arbitrali, a Follonica si festeggia una coccarda tricolore - la nona nella storia iridata della squadra maremmana - che mancava da ben 8 anni. Una Coppa Italia, questa, che porta indelebile la firma di Enrico Mariotti: subentrato all'ex mister Federico Paghi, sotto la sua guida il Follonica ha ribaltato un drammatico avvio di stagione qualificandosi anche (per ora unica italiana) ai quarti di Eurolega dove affronterà il Barcellona.

Mariotti, una vittoria che arriva a coronamento di un percorso cui ha dato col suo arrivo una svolta decisiva.

«È stato emozionante alzare questo trofeo, anche perché era da tanto che non si rivedeva sugli spalti del Capannino un pubblico così caldo: il ritorno di così tanta gente a supportarci ci ha dato una spinta enorme contro un Forte che ritengo una delle squadre più forti d'Europa. Credo che ci siamo meritati tutti questo lieto fine: ci abbiamo creduto senza mai mollare e sfruttando alla perfezione il power play, mentre forse i nostri avversari si sono limitati troppo a controllare la partita anziché cercare il doppio vantaggio quando ne avevano l'occasione».

Tante sono state le contestazioni di parte fortemarmina per alcune decisioni arbitrali che hanno lasciato non pochi dubbi.

«Io credo che se si deve andare a recriminare tutte le decisioni degli arbitri finiamo inevitabilmente con il mettere in discussione anche il valore di ogni squadra e dei giocatori avversari. Non nego che gli episodi, in match così tirati e importanti come una finale, siano importanti ma nell'arco dei 50 minuti di una partita si ha sempre tutto il tempo necessario per vincere una partita. Tra l'altro ritengo ci siano sempre degli episodi a favore e a sfavore di ogni squadra: anche noi potremmo metterci a contestare i fischi dei direttori di gara per altre situazioni, per cui forse sarebbe meglio lasciar stare gli arbitri e magari guardarsi allo specchio per riflettere sulle dichiarazioni che si fanno e su cosa è davvero costruttivo per questo sport».

A fine partita, prima di festeggiare, è andato a salutare i dirigenti del Forte: un gesto di sportività o un ricordo di quell'ultima stagione in rossoblù?

«Un atto che ritenevo dovuto: a Forte devo tanto e li ringrazierò sempre per quello che hanno fatto per me in quell'ultimo anno della mia carriera da giocatore. Oggi sono un avversario, ma l'amicizia è un valore che va oltre una partita». (g.b.)

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