Il Tirreno

Versilia

Marco Sodini, l’allenatore filosofo che fa innamorare la A di basket

di Michele Morabito
Marco Sodini, l’allenatore filosofo che fa innamorare la A di basket

È viareggino, cita Dante ed Einstein ed è sulla prestigiosa panchina di Cantù con cui sta meravigliando «Nessuno pensava che ci potessimo salvare, per ora siamo nei playoff. Ma non ci sentiamo fenomeni»

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VIAREGGIO. È il primo versiliese – viareggino, precisa lui – ad allenare una squadra di serie A di basket, quella Pallacanestro Cantù che un tempo contendeva a Milano scudetti e trofei con i suoi fenomeni italiani Charlie Recalcati, Pierluigi Marzorati e poi “Nembo Kid”, alias Antonello Riva, sicuramente uno dei giocatori italiani più forti di tutti i tempi.

Cantù aveva iniziato la stagione senza alcun credito da parte degli esperti e Marco Sodini, classe ’73, ha preso le redini della squadra alla vigilia dell’inizio del campionato: nessuno avrebbe scommesso nulla sulla Pallacanestro Cantù sempre alle prese con crisi societarie, ed invece la settimana prossima va a giocarsi la Coppa Italia a Firenze nelle Final Eight a cui arrivano le prime otto del campionato. Cantù ha inoltre, chance concrete di arrivare anche ai playoff per lo scudetto.

La scorsa settimana il Corriere della Sera ha dedicato a coach Sodini mezza pagina e un’ampia intervista, non solo perché è allenatore sorpresa del campionato, ma anche per le sue conferenze stampa divenute ormai oggetto di culto dei tifosi canturini, ma di tutti gli appassionati di basket. Conferenze vissute tra citazioni artistiche, di fisica, di letteratura o filosofia, tra Dante e Einstein: l’importante, per Sodini, sembra essere fuori dagli stereotipi sportivi del “Ci impegniamo al massimo” e “Speriamo di fare bene”. Non solo un coach, ma forse il personaggio del momento del basket italiano e certamente la sorpresa di questa prima parte di stagione.

Marco, direi che la tua squadra sta andando oltre le aspettative.

«Alla vigilia del campionato ci accreditavano come sedicesima su sedici squadre, quindi non parlerei di aspettative perché non ve ne erano. Invece, stiamo dimostrando che ci siamo e siccome l’appetito viene mangiando, vogliamo continuare su questa strada. Cantù non andava alle Final Eight da quattro stagioni ed è la prima volta che lo fa con la proprietà russa. In questo momento siamo in pieno pareggio tra vinte e perse, nove successi e nove sconfitte, e ogni volta abbiamo dimostrato di poter essere in partita. Con i campioni d’Italia abbiamo perso ai supplementari e a Torino, che in quel momento era prima in classifica e abbiamo perso all’ultimo tiro. Dispiace sempre perdere, ma abbiamo fatto vedere prima di tutto a noi stessi che possiamo giocarcela con tutti».

Su cosa hai lavorato?

«Questa era una squadra che nessuno considerava e che invece ha buon talento. Abbiamo lavorato sull’essere squadra, sul crederci sempre. Peccato qualche infortunio di troppo che anche per la sfida di Firenze alle Final Eight ci penalizza, ma nessuno ha intenzione di andare a fare una passeggiata alle Final Eight. Troveremo Milano che al completo è senza dubbio la squadra più forte a livello di roster del nostro campionato, costruita per competere non solo in Italia, ma anche in Eurolega. In campionato ci hanno battuto di quindici, ma nei quaranta minuti possiamo competere con tutti».

Quali sono le prospettive dell’ultima parte del campionato?

«Per la prima volta abbiamo perso due partite di fila: abbiamo perso ora il nostro miglior giocatore per una microfrattura alla mano che lo terrà qualche tempo lontano dal parquet. Per adesso siamo nei playoff e ci siamo tenuti dietro delle corazzate molto più accreditate di noi a far bene, come ad esempio Reggio Emilia che ha un roster importante. Entrare nei play off sarebbe un risultato straordinario, ma ci guardiamo anche alle spalle senza improvvisamente pensare che siamo dei fenomeni. Nel breve termine l’obiettivo è continuare su questa strada, per il campionato mantenere la permanenza in serie A. Non avrebbe scommesso nessuno sul fatto che ci potessimo salvare».

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