Sicurezza
Cavallo Pazzo Matrone ha messo la testa a posto
Dai professionisti alla Seconda categoria con l’Unione Quiesa Massaciuccoli Segnando gol e facendo un po’ tardi la sera. «Ma ora sono un bravo ragazzo»
VIAREGGIO. La vittoria di Fivizzano ha consegnato tre punti di platino per l’Unione Quiesa Massaciuccoli di Gionata Gori, sempre più lanciato verso una salvezza in Seconda categoria che, facendo i debiti scongiuri, potrebbe arrivare direttamente senza passare per le forche caudine dei play out. A griffare il prezioso successo ci ha pensato, con una doppietta, Alessandro Matrone, arrivato a bocce in movimento dall’altra parte del lago sponda Torrelaghese, formazione con la quale il super bomber viareggino aveva iniziato la stagione e che ha lasciato con qualche rimpianto «per mister Mazzei e per i miei compagni, tutti ragazzi eccezionali». Ma ora il suo pensiero è per il Quiesa, dove è arrivato grazie all’interessamento del diesse Paolo Bartolini e del dirigente Giuliano Mariani: «Mi hanno accolto a braccia aperte in un ambiente stupendo, che io cercherò di ripagare con il massimo impegno. Come ho sempre fatto in tutte le mie esperienze». Già perché si potrà dire tutto quello che si vuole di Alessandro, ma non gli si potrà mai imputare mancanza di impegno: «Non mi vedrete mai fare una rincorsa di cinquanta metri, ma l’impegno che metto in ogni gara è massimo» e soprattutto chiarezza nei rapporti. Insomma il nostro non è di quelli che la manda a dire ai compagni.
E questo suo lato del carattere, che spesso lo ha portato a scontrarsi verbalmente con qualche allenatore, oltre ad una certa propensione per la vita godereccia «mi piaceva troppo andare in giro e in discoteca, uno stile di vita che non è compatibile per puntare in alto» lo hanno penalizzato perché il talento non gli ha mai fatto difetto, fino da ragazzino.
Alessandro cresce in una famiglia che mangia pane e calcio. Il padre Vincenzo è stato apprezzato centravanti tra i dilettanti, un attaccante dalla grande forza fisica: «Mi dice sempre che lui ed io saremmo stati una coppia perfetta» mentre lo zio Tonino, raffinato centrocampista arrivò ad esordire in serie C con il Viareggio di Enzo Riccomini all’inizio degli anni settanta del secolo scorso. La prima squadra di Alessandro è il National, dove cresce sotto la guida di Marino Marlia e Sauro Del Chiaro: «Marino mi ha insegnato tanto a livello di tecnica, Sauro a dare tutto in campo». Poi passa alla Lucchese (con Daniele Mannini e Nicholas Guidi) prima di tornare al National dove vince una classifica cannonieri negli allievi regionali con 28 reti. A 17 anni arriva la prima chiamata tra i professionisti, a Montichiari con il quale esordisce in C2. Di seguito Maurizio Barcellandi e Giulio Zanni lo portano al Grosseto (serie D) dove rimane pochi mesi causa qualche divergenza sull’impiego tattico con l’allenatore Magrini. Va alla Pistoiese con gli amici Palazzolo, Sacchelli e Romanini, dove rimane per una stagione.
Da Pistoia parte un’avventura nel mondo del calcio dilettantistico che lo ha portato a vestire numerose maglie, ma soprattutto segnare gol a grappoli. Come a Corsanico dove in due anni stagioni e mezzo diventa il più prolifico cannoniere nella storia della società collinare con 120 reti.
Alessandro quella di Fivizzano si può definire una vittoria pesante?
«Tre punti importanti, perché contribuiscono ad aumentare il divario di punti tra noi ed il Montignoso».
Credi che il Quiesa possa ottenere la salvezza diretta?
«Penso di sì. Noi dobbiamo fare la corsa sul Montignoso per arrivare a quella differenza di dieci punti in classifica che ci consegnerebbe la salvezza diretta. Peccato che proprio sul campo degli apuani abbiamo lasciato tre punti. Peraltro meritatamente perché avevamo giocato male».
Come è nata l’idea di approdare al Quiesa?
«Paolo Bartolini sapeva che sarei andato via da Torre del Lago e mi ha contattato».
E quale ambiente hai trovato?
«Ho trovato un gruppo di ragazzi fantastici che mettono grande impegno, così come mister Gori. Siamo una squadra come si suol dire operaia, con pochi fronzoli composta da parecchi giovani ma anche da gente che ha giocato in categorie superiori come Cavalcante, Sora, Lunardini, Gemignani, Cinquini ed altri. Quando sono arrivato ho spiegato a tutti che in campo magari sono un po’ rompiscatole, ma sempre pronto a buttarmi nel fuoco per i miei compagni».
Alla soglia dei 35 anni quanto ti diverti ancora a giocare?
«Mi diverto ancora tanto e spero di proseguire ancora per qualche stagione sempre naturalmente se il fisico me lo permette. Ti dirò di più. Da qualche anno faccio vita regolare, se l’avessi fatto qualche anno fa…».
Forse ti saresti potuto togliere qualche soddisfazione, visto che il talento non ti è mai mancato.
«Mi piaceva andare in giro a fare tardi. E poi anche l’aspetto caratteriale non mi ha certo aiutato. D’altra parte io sono uno semplice, abituato a dare pane al pane e vino al vino. Ma sono una persona che finita la discussione non porta rancori».
Cosa ricordi della tua esperienza tra i professionisti a Montichiari?
«Mi aveva segnalato Mimmo Santoro. Giocai in Coppa Italia contro la Carrarese e poi qualche spezzone di partita in campionato. Ma non mi trovavo a mio agio e tornai a casa».
Da ragazzino qual è stato il tuo idolo?
«Ti stupirò citando un difensore: Fabio Cannavaro, troppo forte».
Sei un tifoso del Napoli? «Un simpatizzante degli azzurri. Ho sempre fatto il tifo per il Milan».
Da attaccante mi devi fare il nome dei tre migliori bomber di sempre versiliesi.
«Su tutti Bonuccelli, i numeri parlano per Vitaliano. Poi metterei Federico Tosi e il mio amico Gianni Florio».
Ti piacerebbe fare l’allenatore?
«Sì. Ma al momento non ho il tempo per prendere il patentino. La famiglia, il lavoro ed il calcio assorbono tutto il mio tempo».
Insomma Alessandro Matrone è diventato proprio un bravo ragazzo.
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