Gioco
Romanini striglia i giovani «Hanno poca passione»
Il difensore del Pietrasanta: sembra che vivano il calcio come un peso «Io continuo finché il fisico regge. Il campionato? L’avversario è il Camaiore»
PIETRASANTA. Fino a domenica scorsa Davide Romanini non aveva ancora segnato un gol. Niente di scandaloso, visto che il suo ruolo impone che i gol più che farli deve cercare di evitarli. Ma il difensore del Pietrasanta, nella sua lunga carriera, almeno un sigillo per stagione lo ha sempre lasciato e così ecco che contro la Vaianese ha pensato bene di colmare la lacuna realizzando una delle reti che hanno dato il successo ai biancocelesti sulla Vaianese. Con la specialità della (sua) casa: il colpo di testa.
E proprio la forza nel gioco aereo è uno dei punti di forza di Davide, uno dei difensori più apprezzati nel panorama del calcio dilettantistico. È cresciuto nelle file della Don Bosco Mazzola: «Il mio primo allenatore – ricorda – è stato Paolo Mariani (il popolare “Chiodino” ex giocatore del Genoa ndr)». Con lui ha tirato i primi calci ad un pallone all’età di cinque anni e ha poi vissuto, sempre a livello giovanile, la fusione tra diverse realtà che portò alla nascita del Versilia 1998. Di seguito cinque anni nelle giovanili della Pistoiese «con la soddisfazione di vincere un campionato Berretti con Armando Cascione allenatore» con tanto di panchina in C1 (a 16 anni) ai tempi in cui gli orange erano allenati da Walter Mazzarri. Di seguito il prestito alla Larcianese in serie D, poi il ritorno alla Pistoiese allenata da Tedino, attuale tecnico del Palermo: «Un allenatore preparato, bravo dal punto di vista didattico». Ed è proprio nella seconda esperienza alla Pistoiese che Romanini ha la soddisfazione di disputare la Coppa Carnevale, in prestito al Brindisi, con la “chicca” di una rete nel derby con il Bari. Dopo un secondo passaggio alla Larcianese, arriva la stagione con il Viareggio in Eccellenza. Un anno indimenticabile, passando di vittoria in vittoria fino allo storico “triplete” (Campionato, Coppa Italia e Coppa Toscana) e che vede il ragazzo di Pietrasanta tra i protagonisti con 29 presenze ed un gol (al Gavorrano). Poi il girovagare per la Toscana con le maglie di Cecina (allenato da Maddaloni), Ponsacco, Pisa Sc, Pescia, Seravezza, formazioni di prima fascia nei rispettivi campionati con le quali Davide raggiunge (peraltro senza troppa fortuna) finali di Coppa Italia e dei playoff di campionato. Quest anno il ritorno al Pietrasanta, per cercare di riportare la formazione biancoceleste in quel campionato di Eccellenza lasciato malamente lo scorso anno.
Davide quante possibilità ha il Pietrasanta di salire di categoria?
«Non ci nascondiamo certo dietro un dito. Tutti noi vogliamo ottenere la promozione».
Anche se al momento il primo posto è abbastanza lontano.
«Vero. Ma è anche vero che la promozione può essere ottenuta anche attraverso i playoff. E poi in questo momento non bisogna stare a guardare la classifica, ma cercare di vincere più partite possibili».
A proposito di playoff, tu hai una vasta esperienza. Come ci si avvicina a questo tipo di gare?
«Ho giocato i playoff con Pisa Sc, Pietrasanta, Pescia, Cecina purtroppo senza troppa fortuna. Bisogna avere una condizione atletica brillante, ma un fattore determinante è dato anche dall’aspetto psicologico: bisogna andare in campo senza paura di perdere. Specialmente adesso che i playoff si giocano con la formula della gara secca».
Quali sono le avversarie che temi di più?
«Il Camaiore su tutte. Poi il Vorno, la squadra che nessuno si aspettava ma che grazie ad una partenza a razzo ha accumulato tanti punti. C’è poi la Cerretese, che è una squadra solida. Ma a mio avviso l’avversario numero uno è il Camaiore».
Come hai trovato il livello di questo campionato?
«Ho riscontrato un certo calo a livello tecnico. Mi spiego meglio. I vecchi sono sempre gli stessi, mentre i giovani che provengono da campionati juniores accusano il salto anche perché molti ci mettono poca passione. Ai miei tempi quando ti portavano da una giovanile in prima squadra era un onore, ora viene vissuto quasi come un peso».
Dalle tue parole si sente che vivi ancora il calcio con passione. Quindi ti vedremo ancora per qualche anno in campo?
«Sicuramente. Almeno fino che il fisico regge. La passione è ancora tanta».
Hai già pensato se resterai nel calcio quando smetterai?
«No. Mi sento sempre ancora un giocatore per pensare al futuro».
Hai avuto modo di giocare nel settore giovanile di una squadra prof: la Pistoiese. Hai qualche rimpiano per non avere sfruttato l’ocacsione?
«“Un po’ sì. Forse dopo il ritorno a Pistoia dovevo aspettare un po’ prima di arrivare a rescindere il contratto. Di solito sono una persona che sa aspettare. Ma quella volta ho avuto forse un po’ fretta».
Comunque le tue soddisfazioni te le sei ugualmente tolte. Su tutte con la maglia del Viareggio.
«Una grande stagione. Siamo partiti come favoriti ed all’inizio abbiamo sentito un po’ il peso. Poi abbiamo ingranato e devo dire che tutto è venuto quasi con facilità nonostante abbiamo giocato una cinquantina di partite».
Tra le tue pagine calcistiche più importanti anche la partecipazione alla Coppa Carnevale. Cosa ricordi di quella esperienza?
«Era nel 2002. Il Brindisi mi chiese in prestito alla Pistoiese e giocai le tre gare del girone eliminatorio segnando anche un gol nel derby contro il Bari.
Un’ esperienza indimenticabile perché ti trovi a giocare anche con squadre straniere e che ho ripetuto anche con la maglia del Gubbio».
Hai avuto allenatori importanti come Mazzarri, Tedino e Maddaloni. Ti aspettavi che Massimiliano arrivasse a tanto?
«Onestamente sì. Ai tempi del Cecina si vedeva che aveva già una marcia in più e che credeva nel suo lavoro».
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