La protesta
Il campione di beach soccer al servizio del Capezzano
Simone Marinai ha accettato con entusiasmo di giocare in prima categoria «Stiamo risalendo la china». E intanto sogna un futuro da allenatore
PIETRASANTA. Simone Marinai è uno dei ragazzi del Muraglione, quelli che in un passato non troppo lontano hanno vinto tutto quello che c’era da vincere con la maglia del Viareggio Beach Soccer. Non uno qualsiasi ma il capitano e punto di riferimento della squadra allenata da Stefano Santini. Una leadership che lo ha portato anche ad essere un punto di forza della Nazionale azzurra che da anni sta mietendo successi in tutto il mondo.
Il beach soccer è ormai la sua attività principale ma proprio all’inizio di questa stagione Simone è stato convinto dalla dirigenza del Capezzano, per il quale lavora nel settore giovanile sia come preparatore atletico che allenatore, a tornare in campo. Lui ha accettato con entusiasmo che non è venuto meno nonostante la squadra abbia avuto un inizio di stagione tribolato culminato con la discesa fino all’ultimo posto della classifica.
Ma da qualche settimana il vento sembra cambiato e grazie a tre vittorie consecutive la squadra allenata da Coli è riuscita a lasciare ad altri la “maglia nera” del girone. E tra i protagonisti della rinascita c’è anche Simone (fratello maggiore di Stefano, regista del Viareggio in serie D) il quale ha messo al servizio della squadra tutta la sua esperienza maturata in oltre venti anni di calcio giocato. Già perché la sua avventura con un pallone tra i piedi inizia ad appena cinque anni con il Centrolido National assieme a tanti ragazzi poi diventati suoi compagni di avventura nel beach soccer come Carpita, Di Palma e Di Tullio.
«Ho iniziato come attaccante – ricorda – e segnavo anche tanti reti ma la mia vena realizzativa (sorride) si è inaridita abbastanza presto». E se ne accorgono subito alla Lucchese dove Massimo Innocenti (attuale collaboratore tecnico di Gattuso nel Milan) lo imposta come mezz’ala.
Rimane per due anni e mezzo in rossonero giocando assieme a Basha e Donati per poi passare alla Pistoiese prima di iniziare la discesa nei campionati dilettanti. Forcoli e Pontedera in serie D poi Forte e Castelnuovo una categoria sotto.
«Rimpianti per avere perso qualche treno? No, vuol dire che doveva andare così» commenta.
Nel frattempo Simone studia e guadagna la laurea in scienze motorie che spera gli possa aprire qualche porta per rimanere nel mondo del calcio, magari come allenatore. Ruolo nel quale, dopo avere ottenuto il patentino Uefa B, ha cominciato ad operare nel Capezzano dove allena i bimbetti del 2007. Attività alla quale affianca quella di preparatore atletico per i ragazzini nati dal 2003 al 2006. Dall’inizio di questa stagione ha ricominciato anche a giocare con la formazione cara al presidente Ivo Coli che come detto ha avuto un inizio tribolato.
Tre vittorie nelle ultime tre gare: cosa è successo al Capezzano?
«Niente di particolare per chi vive da dentro il nostro ambiente. Semplicemente ha cominciato a girarci un po’ meglio rispetto alla prima parte della stagione dove abbiamo subito spesso gol che hanno dell’incredibile. I nuovi innesti e una ritrovata fiducia hanno fatto in modo che arrivassero i risultati. Come era normale che fosse in quanto la squadra è di buona caratura tecnica».
Dove può arrivare il ritrovato Capezzano?
«Intanto dobbiamo cercare di uscire dalla zona playout. E per farlo c’è la necessità di dare continuità ai risultati. Poi staremo a vedere».
Perché hai ricominciato con il calcio a undici?
«Dopo gli anni in serie D ed in Eccellenza ho giocato per qualche anno in Terza Categoria con gli amici. Poi ho smesso per completare gli studi. Di seguito ho iniziato a lavorare a nel settore giovanile del Capezzano sia come preparatore atletico che come allenatore. Mi è stato chiesto di dare una mano alla prima squadra ed ho accettato con piacere».
Hai accennato alle tue attività a Capezzano. In futuro come ti vedi allenatore o preparatore atletico?
«Sicuramente mi piacerebbe cimentarmi come allenatore. In un settore giovanile o con una prima squadra per me non fa differenza. Ma non devo avere fretta. Ho ancora tanto da imparare e bisogna andare avanti passo dopo passo».
Come ti trovi nel tuo lavoro quotidiano con i bambini?
«C’è tanto da lavorare. Anche perché a scuola l’attività fisica ha poco spazio e purtroppo anche fuori dal contesto scolastico molti ragazzini preferiscono il virtuale piuttosto che giocare veramente come facevamo ai miei tempi quando anche dopo gli allenamenti andavi a giocare anche in strada fino a quando non arrivava qualche genitore a prenderti per un orecchio per farti tornare a casa».
Che cosa è mancato a Simone Marinai per rimanere nel calcio professionistico?
«Forse la giusta cattiveria e la voglia di arrivare. Diciamo che al momento giusto mi sono un po’ perso da buon viareggino con il Carnevale e il mare».
Quel mare e quella spiaggia che però ti hanno fatto conoscere in tutto il mondo. Come è nata la tua avventura nel beach soccer?
«Quasi per caso. Ho iniziato disputando in estate il Torneo intitolato a Matteo Valenti e da lì è iniziata una bella avventura che mi ha portato in giro per il mondo sia con il Viareggio che con la Nazionale. E direi che la compagnia degli amici e vedere sempre posti nuovi è stato l’aspetto che mi ha fatto amare questa disciplina».
Quali sono le prospettive del Viareggio beach soccer per la prossima stagione?
«Cercheremo di essere protagonisti. Quest anno avremo Gori e Ramacciotti sempre con noi e questa è una bella notizia visto che sono tra i migliori giocatori al mondo. Poi la società sta cercando di inserire qualche elemento in grado di innalzare ancora di più il tasso tecnico di una squadra già molto forte».
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