Gioco
Quel conto aperto di Verona col Forte
di Gabriele Buffoni
L’attaccante del Lodi: «Il nostro sogno di Natale? Espugnare il Palasport e lasciare i rossoblù a meno 7»
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FORTE DEI MARMI. Forte dei Marmi-Lodi come Juventus-Inter: al palasport di Vittoria Apuana domani sera alle 20.45 andrà di scena quello che, per l'hockey su pista, negli ultimi anni è diventato il derby d'Italia. Parola di Alessandro Verona, grande ex di questo incontro che, per l'ennesima volta nelle ultime due stagioni e mezza, si ritrova ad affrontare la squadra in cui è nato e cresciuto. Consapevole di essere bollato come bestia nera dei rossoblù, essendo risultato quasi sempre determinante negli scontri diretti contro i rossoblù.
Verona, lei e i suoi compagni arrivate a Forte da unica squadra imbattuta della serie A1: contate di uscire sabato sera dal palazzetto con questo record?
«L'obiettivo che ci siamo posti è proprio questo: espugnare ancora una volta il PalaForte, dopo la finalissima dello scorso anno, e concludere nel migliore dei modi questo girone di andata che ci vede matematicamente in testa alla classifica. Una vittoria contro i rossoblù sarebbe un risultato importantissimo, sia per il valore della squadra che affrontiamo che per la classifica dove potremmo compiere un grosso balzo in avanti lasciando una delle principali inseguitrici a meno 7. Per non parlare del morale: vincere aiuta a vincere, e quando ci riesci contro un avversario come il Forte, che sta dimostrando grande qualità anche in Europa, ancora di più».
Cosa bisogna attenderci da una partita come quella di domani?
«Sicuramente un grande spettacolo: al momento, facendo il conto degli scontri diretti che abbiamo avuto in questi anni, siamo ad 8 vittorie per parte. Anche sotto il profilo delle statistiche quindi ce la giochiamo alla pari: impossibile fare pronostici, ma sarà senza dubbio una partita che richiamerà l'attenzione di ogni appassionato di hockey: ora come ora, Forte-Lodi è il vero derby d'Italia».
Arriverete a Forte con il dente ancora avvelenato dalla sconfitta in Supercoppa?
«A quella finale di Viareggio non ci penso nemmeno più: la Supercoppa la giudico il trofeo meno importante in Italia, rispetto a campionato e Coppa Italia. Se proprio devo essere sincero, nonostante la nostra vittoria nella scorsa stagione mi brucia molto di più la sconfitta nella finale scudetto di due anni fa».
Arrivare a questa sfida con la certezza matematica del primato vi permette di viverla più serenamente?
«Per niente: 4 punti di vantaggio non sono niente, specialmente se domani sera ad avere la meglio sarà il Forte. La scorsa stagione deve darci un duplice insegnamento: un vantaggio così effimero in classifica non conta niente, specialmente in questo campionato così equilibrato dove si possono lasciare facilmente per strada punti importanti, e inoltre arrivare primi in regular season conta poco se poi, ai playoff, sbagli le partite decisive. Detto questo, esserci qualificati per la Coppa Italia come testa di serie è un ottimo segnale per noi, dato che siamo una squadra che si è profondamente rinnovata dopo gli addii di Ambrosio e Platero».
Se dovesse idealmente togliere un giocatore al Forte, chi sceglierebbe?
«Impossibile indicarne uno soltanto: direi Gnata, ma solo perché è il portiere e forse, con una sagoma da allenamento al suo posto, potrebbe essere più semplice segnare».
Verona, lei e i suoi compagni arrivate a Forte da unica squadra imbattuta della serie A1: contate di uscire sabato sera dal palazzetto con questo record?
«L'obiettivo che ci siamo posti è proprio questo: espugnare ancora una volta il PalaForte, dopo la finalissima dello scorso anno, e concludere nel migliore dei modi questo girone di andata che ci vede matematicamente in testa alla classifica. Una vittoria contro i rossoblù sarebbe un risultato importantissimo, sia per il valore della squadra che affrontiamo che per la classifica dove potremmo compiere un grosso balzo in avanti lasciando una delle principali inseguitrici a meno 7. Per non parlare del morale: vincere aiuta a vincere, e quando ci riesci contro un avversario come il Forte, che sta dimostrando grande qualità anche in Europa, ancora di più».
Cosa bisogna attenderci da una partita come quella di domani?
«Sicuramente un grande spettacolo: al momento, facendo il conto degli scontri diretti che abbiamo avuto in questi anni, siamo ad 8 vittorie per parte. Anche sotto il profilo delle statistiche quindi ce la giochiamo alla pari: impossibile fare pronostici, ma sarà senza dubbio una partita che richiamerà l'attenzione di ogni appassionato di hockey: ora come ora, Forte-Lodi è il vero derby d'Italia».
Arriverete a Forte con il dente ancora avvelenato dalla sconfitta in Supercoppa?
«A quella finale di Viareggio non ci penso nemmeno più: la Supercoppa la giudico il trofeo meno importante in Italia, rispetto a campionato e Coppa Italia. Se proprio devo essere sincero, nonostante la nostra vittoria nella scorsa stagione mi brucia molto di più la sconfitta nella finale scudetto di due anni fa».
Arrivare a questa sfida con la certezza matematica del primato vi permette di viverla più serenamente?
«Per niente: 4 punti di vantaggio non sono niente, specialmente se domani sera ad avere la meglio sarà il Forte. La scorsa stagione deve darci un duplice insegnamento: un vantaggio così effimero in classifica non conta niente, specialmente in questo campionato così equilibrato dove si possono lasciare facilmente per strada punti importanti, e inoltre arrivare primi in regular season conta poco se poi, ai playoff, sbagli le partite decisive. Detto questo, esserci qualificati per la Coppa Italia come testa di serie è un ottimo segnale per noi, dato che siamo una squadra che si è profondamente rinnovata dopo gli addii di Ambrosio e Platero».
Se dovesse idealmente togliere un giocatore al Forte, chi sceglierebbe?
«Impossibile indicarne uno soltanto: direi Gnata, ma solo perché è il portiere e forse, con una sagoma da allenamento al suo posto, potrebbe essere più semplice segnare».
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