Il Tirreno

Versilia

Il talento del Camaiore che sogna il posto in banca

di Massimo Guidi
Il talento del Camaiore che sogna il posto in banca

Matteo Viola è uno dei perni della formazione allenata da mister Pieri un po’ mediano un po’ mezz’ala promette reti pesanti per risalire in Eccellenza

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CAMAIORE. Matteo Viola sperava che la partita con la Real Cerretese fosse quella della svolta. Quella che poteva lanciare definitivamente il suo Camaiore nell’Olimpo del campionato. Le attese del ragazzo sono andate in parte deluse ma il Camaiore ha dimostrato grazie alla bella prova di carattere che ha evitato alla squadra di Pieri la sconfitta di poter comunque stare al tavolo con le squadre più importanti del girone e magari giocarsi fino in fondo le proprie chance.

Matteo è uno dei punti di forza della formazione bluamaranto e qualche volta si toglie anche lo sfizio di segnare gol pesanti. Come quello realizzato al Real Forte Querceta nel derby di due stagioni fa o come le due reti messe a segno nella stagione in corso, contro la Pontremolese e sul campo del Calenzano, che hanno fruttato al Camaiore sei punti.

Per Matteo, ventuno anni di Piano di Conca, questa in corso è la quinta stagione con il Camaiore. Un’avventura iniziata per il giovane centrocampista nell’estate del 2013 quando la società bluamaranto (allora in serie D) lo aveva prelevato dallo Stiava, la squadra nella quale aveva iniziato a tirare i primi calci da bimbo. Sembrava destinato a far parte della formazione juniores dei bluamaranto ma invece l’allora tecnico Simone Giuli (poi sostituito in corso d’opera da Cristiano Ciardelli) lo aveva aggregato alla prima squadra fino dal periodo della preparazione estiva per poi farlo esordire, a diciassette anni, contro il Fidenza nella prima giornata di campionato. Una stagione sfortunata per la squadra camaiorese culminata con la retrocessione dopo il playout perso in casa contro il Montichiari.

In quel campionato Matteo viene schierato complessivamente otto volte. Poi dopo la retrocessione i tre campionati di Eccellenza il primo dei quali perso nella finale playoff con il Ghivizzano e l’ultimo, nella passata stagione, con la macchia della retrocessione in Promozione (dopo ventisette anni tra Eccellenza e serie D) che Matteo vuole subito cercare di dimenticare con una pronta risalita.

«Questo è l’anno zero - dice - e il nostro obiettivo è quello di tornare in Eccellenza. In che modo vedremo perché arrivare primi non è facile, in nessun campionato. Siamo partiti un po’ al rallentatore ma ora la squadra sembra avere trovato una sua identità».

Una dichiarazione che somiglia ad una promessa fatta da un ragazzo che nonostante i ventuno anni è comunque tra i più esperti della squadra con altri giovani come Dalle Luche e Tonazzini che assieme a lui facevano parte dell’ultimo Camaiore in serie D. Centrocampista di buona tecnica («il mio idolo da bimbo neanche a dirlo è stato Pirlo, il massimo nel ruolo, mentre tra i giocatori dell’ultima generazione mi piace molto Verratti, uno che abbina qualità alla corsa»), nel corso degli anni è stato schierato prima de centrale poi da mezz’ala.

Da qualche partita il tecnico Pieri lo ha avanzato a ridosso degli attaccanti, in una posizione che sembra essergli congeniale, e che ha coinciso con le due segnature, un bottino che naturalmente Matteo spera di incrementare.

Il ruolo di trequartista sembra cucito addosso per te. Concordi?

«È un ruolo che riesco ad interpretare forse meglio della mezz’ala visto che per giocare in quella posizione ci vuole una corsa caratteristica che non è tra le migliori del mio repertorio anche se ci sto lavorando da tempo per cercare di migliorare».

Intanto in quella posizione hai già segnato due gol. Raccontaci quello di Calenzano.

«C’è stata una bella azione sulla destra di D’Alessandro e Dalle Luche con quest’ultimo che ha servito Tosi il quale mi ha servito un pallone che con un destro di collo pieno ho spedito alle spalle del portiere dei locali».

Hai dedicato il gol a qualcuno in particolare?

«No. Ho esultato parecchio perché sapevo che poteva essere il gol di una vittoria importante in una partita complicata».

Sicuramente avrai qualche tifoso particolare.

«Sì, mia mamma Cristina e mio papà Leonardo che mi seguono in quasi tutte le partite».

Hai qualcun altro in famiglia che ha giocato o gioca a calcio?

«No sono l’unico calciatore di famiglia».

Qual è la tua dote migliore?

«Sicuramente la tecnica. Calcio con entrambi i piedi, meglio con il destro ma anche con il sinistro me la cavo abbastanza bene e il gol con il Pontermoli è arrivato proprio con una conclusione con il piede mancino».

E il tuo difetto più evidente?

«Non sono molto veloce. È un aspetto sul quale sto cercando di lavorare».

A parte giocare a calcio cosa fai nella vita di tutti i giorni?

«Frequento il terzo anno della facoltà di economia a Pisa. Sono un paio di esami indietro rispetto al programma e quindi non so se riuscirò a terminare in pari per la laurea triennale».

Dopo vorresti proseguire per ottenere la magistrale?

«Vedremo. Se riuscissi a trovare lavoro potrei anche smettere».

Hai già un idea sul lavoro vorresti fare?

«A me piacerebbe anche trovare un posto in banca e magari con il tempo riuscire ad occuparmi dei mercati finanziari».

Riesci a far coincidere lo studio con il lavoro?

«Ci alleniamo alle 18,30. La mattina ho lezione e a volte anche nel pomeriggio. Quindi devo fare un po’ di sacrificio. Ma il calcio per me è una passione troppo grande e mi sacrifico volentieri».

A proposito di passione: per quale squadra fai il tifo?

«La mia fede è quella rossonera del Milan. Non è un gran momento ma la squadra non si cambia».

Torniamo al Camaiore. Quali sono le avversarie più temibili nella corsa all’Eccellenza?

«Direi il Pietrasanta e la Cerretese. Il Vorno? È una buona squadra e sta guidando la classifica ma la vedo un gradino sotto alle altre due».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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