La protesta
La Torrelaghese punta sui guantoni di Ceragioli
Il portiere di Marina di Pietrasanta fra gli elementi di forza dei gialloviola: «Siamo una squadra che punta in alto, ma siamo in un girone durissimo»
TORRE DEL LAGO. La Torrelaghese vola in vetta alla classifica grazie alle prodezze dei suoi attaccanti ma anche in virtù di una difesa che è la seconda meno battuta del girone. E quando si tira in ballo la difesa il primo pensiero va al portiere che per i gialloviola è un volto nuovo rispetto alla passata stagione, quello di Giacomo Ceragioli che domenica sera ha condiviso il primato con il fratello Simone il quale milita nel Serricciolo capolista nel girone A della Prima Categoria. Festeggiamenti? Neanche a parlarne: «Siamo persone tranquille – dice Giacomo – è ancora presto e poi non porta nemmeno bene. Speriamo la vera festa di farla magari a fine stagione». Già perché la Torrelaghese - non è certo un mistero - punta al salto di categoria svanito per un niente nella passata stagione e per farlo si è dotata di un portiere di valore. Proprio come Giacomo che fino a questo momento ha ripagato la fiducia della dirigenza torrelaghese con un rendimento importante.
Ventisette anni, di Marina di Pietrasanta («abito proprio nelle vicinanze del campo Pedonese») ha iniziato (a 5 anni) tirando i primi calci o meglio a parare i tiri degli avversari nel Pietrasanta. Portiere da sempre perché a lui è sempre piaciuto volare da un palo all’altro proprio come il suo idolo giovanile Angelo Peruzzi. Giacomo fa tutta la trafila nelle giovanili biancocelesti, seguito da Mario Consigli («Mi ha accompagnato fino dai tempi della juniores insegnandomi tante cose»), fino alla prima squadra con la quale esordisce in occasione di una gara dei playoff contro il San Gimignano («Il portiere titolare si era infortunato e allora toccò a me. Finì 0-0 ma passò il turno la squadra senese che aveva vinto all’andata»). Dal Pietrasanta passa poi al Massarosa prima di fare ritorno alla casa madre dove però non trova spazio. E allora arriva il passaggio al Montignoso con il quale gioca per quattro anni e mezzo nel campionato di Prima Categoria. Poi questa estate il passaggio alla Torrelaghese che era nel suo destino visto che già nella stagione precedente il diggì Mario Ratti lo avrebbe voluto portare a difesa della porta dei gialloviola ma il ragazzo aveva declinato l’invito: «Avevo legato con Simone Mazzei, il tecnico del Montignoso, e mi dispiaceva lasciarlo sapendo che la stagione sarebbe stata difficile». E infatti la squadra apuana retrocede e questa volta quando Ratti lo richiama non può che rispondere presente.
Ti aspettavi la seconda chiamata della Torrelaghese soprattutto dopo una retrocessione?
«Forse no. Ma sono stato molto contento perché sono arrivato in una squadra che lotta per vincere il campionato. E per me sarebbe la prima volta».
Ti sei presentato bene fin dall’inizio parando due rigori nella stessa partita alla prima giornata. Hai la fama del portiere para rigori?
«Direi di no. Anche se durante una stagione nella juniores del Pietrasanta ho parato sette rigori».
Come ti comporti di fronte al giocatore che deve calciare un rigore?
«Lo guardo in faccia e poi cerco di rimanere fermo fino all’ultimo. Ma non è facile intercettare un rigore, diciamo che ci vuole anche molta fortuna».
Perché hai scelto il ruolo di portiere?
«Sinceramente non lo so. Forse perché mi è sempre piaciuto cercare di evitare i gol più che segnarli».
Hai avuto un idolo giovanile?
«Peruzzi. Ma più che un vero e proprio idolo un riferimento per il modo di parare».
Qual è il pezzo forte del tuo repertorio?
«Me la cavo meglio tra i pali che nelle uscite. Poi ho una buona capacità nel giocare il pallone con i piedi. Una caratteristica che consente alla mia squadra di avere una soluzione in più in fase di impostazione».
Quanto incide a tuo avviso un portiere sulle fortune della squadra?
«Diciamo un trenta per cento ma non è una percentuale fissa perché se hai una squadra forte è chiaro che questa incidenza cala. Di sicuro l’errore del portiere si nota di più di quello di altri giocatori».
Molti sostengono che i portieri sono una razza particolare: sei d’accordo?
«Sì, soprattutto perché non è facile tenere la concentrazione anche quando l’azione si svolge dall’altra parte del campo».
Cosa ne pensi delle formazioni che utilizzano gli “under” nel tuo ruolo?
«Intanto che rischiano di bruciare ragazzi provenienti da campionati giovanili. E’ invece un fattore positivo se su questi ragazzi c’è un progetto futuro».
Speri di poter tornare in categorie superiori?
«La speranza c’è sempre anche se non ne faccio un chiodo fisso. Ora voglio solo pensare a cercare di vincere il campionato con la Torrelaghese».
Oltre a giocare a calcio cosa fai nella vita?
«Lavoro con mio babbo e mio fratello nell’impresa di famiglia che si occupa di macchinari per la lavorazione del marmo».
Come riesci a conciliare il lavoro con lo sport?
«E’ un sacrificio che faccio volentieri perché mi diverto».
Domenica è stata una giornata particolare dal punto di vista calcistico per la famiglia Ceragioli…
«Sì perché anche mio fratello Simone (centrocampista ndr) è in testa alla classifica con il suo Serricciolo».
E i tuoi genitori vi seguono?
«Papà Carlo e mamma Alberta vengono spesso a vedere le nostre partite cercando di non fare distinzioni».
La domanda finale è d’obbligo: quante possibilità dai alla Torrelaghese di vincere il campionato?
«E’ presto per stilare pronostici, anche se è evidente che la Torrelaghese è una squadra forte, completa in tutti i reparti. Ma arrivare primi non è mai facile, in nessun campionato, e questo oltretutto si sta dimostrando un girone difficile dove in pratica non esistono squadre materasso».
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