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calcio
Pierini junior, che debutto contro il grande Napoli
di Massimo Guidi
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Nicholas Pierini in azione durante la Coppa Carnevale Nicholas: «Un’emozione entrare al San Paolo davanti a 50mila spettatori. Ho chiesto la maglia a Mertens, ma l’aveva già promessa a Cannavaro»
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VIAREGGIO. La carta d’identità segnala che Nicholas Pierini è nato a Parma. Ma nelle sue vene almeno per il cinquanta per cento scorre sangue viareggino, quello di papà Alessandro (attuale tecnico in seconda del Trapani) del quale il ragazzo cercherà di ripercorrere una carriera prestigiosa fatta di 207 presenze (9 reti) spesa con le maglie di Udinese, Fiorentina, Reggina e Parma con la chicca della presenza in nazionale contro l’Argentina di Batistuta. E’ un augurio che tutti facciamo al giovane Nicholas che domenica scorsa è arrivato a toccare il cielo con un dito. Ovvero festeggiare il battesimo in serie A al San Paolo contro il Napoli, con il suo Sassuolo, a 19 anni e due mesi, sette mesi in meno rispetto a papà Alessandro che arrivò a disputare la sua prima partita nella massima serie con l’Udinese il 6 dicembre 1992. E anche lui contro una grande del nostro calcio, il Milan di Maldini, Donadoni, Savicevic e Van Basten contro il quale si trovò a duellare parecchie volte.
Al giovane Pierini è invece toccato in sorte di incrociare i tacchetti con Mertens, al quale ha chiesto la maglia che però era già stata prenotata dal compagno Cannavaro. Callejon, Insigne e compagnia cantante e capire quanta strada ancora c’è da fare prima di poter dire di essere diventato un calciatore.
Per tornare al paragone degli esordi va detto che andò meglio all'Udinese di papà Alessandro che fermò i rossoneri sull'1-1 mentre il Sassuolo è uscito sconfitto dalla tana dei partenopei.
La storia calcistica di Pierini junior inizia in Spagna, a Cordoba, dove il papà allena la squadra locale. Poi a dodici anni il passaggio al Parma dove il tecnico degli allievi Fausto Pizzi lo imposta definitivamente da attaccante. Dopo il fallimento del Parma passa al Sassuolo diventando uno dei gioielli della formazione Primavera arrivando ad essere convocato diverse volte per la prima squadra da Eusebio Di Francesco. Lo scorso anno proprio a Viareggio il suo primo successo importante a livello internazionale con la vittoria della Coppa Carnevale con la Primavera allenata da Mandelli. Da questa stagione è in pianta stabile con la rosa della prima squadra anche se qualche volta viene impiegato con la formazione Primavera.
Nicholas quale emozione hai provato nello scendere in campo al San Paolo seppure per uno spezzone di partita?
«Sono emozioni uniche che credo ti resteranno per tutta la vita. Esordire in serie A e poi a Napoli di fronte a 50 mila persone non sono cose che capitano a tutti. E che fossi emozionato doveva essere abbastanza evidente perché mia mamma, quando mi ha chiamato dopo la partita, mi ha detto che quando mi hanno inquadrato al momento di andare in campo ero bianco come un lenzuolo. Eravamo già sotto di due gol ma questo non ha certo contribuito a rasserenarmi ».
E papà Alessandro cosa ti ha detto?
«Mi ha telefonato anche lui in serata e si è complimentato per questa mia prima in serie A e chiaramente mi ha detto di non abbassare la guardia e di continuare ad impegnarmi che ho sempre fatto in questi anni perché è solo con il lavoro che si può cercare di arrivare in alto ».
Ti aspettavi di giocare proprio contro la capolista?
«Sinceramente no, anche perché vengo da uno stop per un infortunio muscolare che mi ha tenuto per un po' di tempo lontano dai campi di gioco e avevo disputato appena tre allenamenti nel corso della settimana. Anche se mister Bucchi prima della partita mi aveva lasciato intendere qualcosa perché mi aveva detto di tenermi pronto nel caso ci fosse stato bisogno».
Come è andato l’impatto con il calcio dei grandi, quello vero?
«Intanto mi sono preso un pestone da Allan (sorride, ndr), ma a parte questo ho capito che per arrivare a questi livelli c’è da lavorare tanto sia a livello mentale che fisico ».
Sei stato impiegato nel tuo ruolo naturale, quello di attaccante esterno sinistro, e ti sei trovato sulla strada un giocatore esperto come Maggio: come è andata?
«Maggio è uno dei giocatori più esperti del nostro campionato e devo dire che si è comportato con grande correttezza. Ho avuto sei o sette palloni da giocare e qualcuno l’ho perso proprio per quella differenza fisica e la rapidità alla quale ho accennato. Quando mi hanno servito il pallone spalle alla porta non ho fatto in tempo a girarmi che già avevo un paio di giocatori napoletani pronti a togliermi la sfera».
A fine gara hai chiesto la maglia a qualche giocatore del Napoli?
«Sì, l’ho chiesta a Mertens ma lui mi ha detto che l’aveva già impegnata dalla richiesta del mio compagno di squadra Cannavaro. E allora mi sono tenuto la mia, quella dell’esordio».
Già, la numero diciassette. Non sei scaramantico come la maggior parte degli sportivi?
«Ho i miei riti, le mie scaramanzie. Ma non riguardano la numerologia. E per questo ho scelto la diciassette che era stata lasciata libera da Sansone».
Come ti trovi con Christian Bucchi?
«Bene. E’ un allenatore giovane molto bravo e che ha tanta voglia di imparare. Proprio come noi ragazzi più giovani in rosa. Speriamo a fine campionato di fare bene tutti».
Speri che ti dia qualche altra occasione?
«Me lo auguro visto che il campionato è lungo».
Papà Alessandro è andato a Trapani a collaborare con Calori: come vedi questa sua nuova avventura?
«Mi ha fatto piacere che gli sia stata offerta questa opportunità. Il Trapani oltretutto è un’ottima squadra che punta ad un campionato di vertice e speriamo che possano ottenere qualcosa di importante».
E allora anche se la stagione è tutta in divenire quale augurio fai alla famiglia Pierini?
«Di festeggiare entrami qualcosa di importante».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Al giovane Pierini è invece toccato in sorte di incrociare i tacchetti con Mertens, al quale ha chiesto la maglia che però era già stata prenotata dal compagno Cannavaro. Callejon, Insigne e compagnia cantante e capire quanta strada ancora c’è da fare prima di poter dire di essere diventato un calciatore.
Per tornare al paragone degli esordi va detto che andò meglio all'Udinese di papà Alessandro che fermò i rossoneri sull'1-1 mentre il Sassuolo è uscito sconfitto dalla tana dei partenopei.
La storia calcistica di Pierini junior inizia in Spagna, a Cordoba, dove il papà allena la squadra locale. Poi a dodici anni il passaggio al Parma dove il tecnico degli allievi Fausto Pizzi lo imposta definitivamente da attaccante. Dopo il fallimento del Parma passa al Sassuolo diventando uno dei gioielli della formazione Primavera arrivando ad essere convocato diverse volte per la prima squadra da Eusebio Di Francesco. Lo scorso anno proprio a Viareggio il suo primo successo importante a livello internazionale con la vittoria della Coppa Carnevale con la Primavera allenata da Mandelli. Da questa stagione è in pianta stabile con la rosa della prima squadra anche se qualche volta viene impiegato con la formazione Primavera.
Nicholas quale emozione hai provato nello scendere in campo al San Paolo seppure per uno spezzone di partita?
«Sono emozioni uniche che credo ti resteranno per tutta la vita. Esordire in serie A e poi a Napoli di fronte a 50 mila persone non sono cose che capitano a tutti. E che fossi emozionato doveva essere abbastanza evidente perché mia mamma, quando mi ha chiamato dopo la partita, mi ha detto che quando mi hanno inquadrato al momento di andare in campo ero bianco come un lenzuolo. Eravamo già sotto di due gol ma questo non ha certo contribuito a rasserenarmi ».
E papà Alessandro cosa ti ha detto?
«Mi ha telefonato anche lui in serata e si è complimentato per questa mia prima in serie A e chiaramente mi ha detto di non abbassare la guardia e di continuare ad impegnarmi che ho sempre fatto in questi anni perché è solo con il lavoro che si può cercare di arrivare in alto ».
Ti aspettavi di giocare proprio contro la capolista?
«Sinceramente no, anche perché vengo da uno stop per un infortunio muscolare che mi ha tenuto per un po' di tempo lontano dai campi di gioco e avevo disputato appena tre allenamenti nel corso della settimana. Anche se mister Bucchi prima della partita mi aveva lasciato intendere qualcosa perché mi aveva detto di tenermi pronto nel caso ci fosse stato bisogno».
Come è andato l’impatto con il calcio dei grandi, quello vero?
«Intanto mi sono preso un pestone da Allan (sorride, ndr), ma a parte questo ho capito che per arrivare a questi livelli c’è da lavorare tanto sia a livello mentale che fisico ».
Sei stato impiegato nel tuo ruolo naturale, quello di attaccante esterno sinistro, e ti sei trovato sulla strada un giocatore esperto come Maggio: come è andata?
«Maggio è uno dei giocatori più esperti del nostro campionato e devo dire che si è comportato con grande correttezza. Ho avuto sei o sette palloni da giocare e qualcuno l’ho perso proprio per quella differenza fisica e la rapidità alla quale ho accennato. Quando mi hanno servito il pallone spalle alla porta non ho fatto in tempo a girarmi che già avevo un paio di giocatori napoletani pronti a togliermi la sfera».
A fine gara hai chiesto la maglia a qualche giocatore del Napoli?
«Sì, l’ho chiesta a Mertens ma lui mi ha detto che l’aveva già impegnata dalla richiesta del mio compagno di squadra Cannavaro. E allora mi sono tenuto la mia, quella dell’esordio».
Già, la numero diciassette. Non sei scaramantico come la maggior parte degli sportivi?
«Ho i miei riti, le mie scaramanzie. Ma non riguardano la numerologia. E per questo ho scelto la diciassette che era stata lasciata libera da Sansone».
Come ti trovi con Christian Bucchi?
«Bene. E’ un allenatore giovane molto bravo e che ha tanta voglia di imparare. Proprio come noi ragazzi più giovani in rosa. Speriamo a fine campionato di fare bene tutti».
Speri che ti dia qualche altra occasione?
«Me lo auguro visto che il campionato è lungo».
Papà Alessandro è andato a Trapani a collaborare con Calori: come vedi questa sua nuova avventura?
«Mi ha fatto piacere che gli sia stata offerta questa opportunità. Il Trapani oltretutto è un’ottima squadra che punta ad un campionato di vertice e speriamo che possano ottenere qualcosa di importante».
E allora anche se la stagione è tutta in divenire quale augurio fai alla famiglia Pierini?
«Di festeggiare entrami qualcosa di importante».
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