Gioco
A Matteo Marrai la guida tecnica del Tennis Italia
«Cercheremo di mantenere la categoria, vincere il girone sarebbe un grandissimo risultato»
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FORTE DEI MARMI. La soluzione interna, quella più naturale, che rappresenta un segnale di continuità con il passato, non di rottura. Le dimissioni di Andrea Parenti – con destinazione Tc Raffaelli – hanno costretto il Tennis Italia a rivedere i propri piani a neppure un mese dall’inizio della serie A1 a squadre, al via il 15 ottobre: la scelta per il successore nel ruolo di capitano è ricaduta su Matteo Marrai, figlio del patron Sergio, colonna portante della squadra che si è aggiudicata due volte il tricolore (nel 2012 e nel 2015).
«Sono strafelice di questa opportunità, sarà bello guidare il circolo nel quale sono cresciuto» confessa Matteo, pronto a raccogliere una sfida per lui inedita a livelli così alti, dovendo fare i conti con il poco tempo a disposizione. «Non sarà facile e le responsabilità non mancheranno, questo lo so» dice il nuovo capitano che per carattere tende ad approcciarsi agli eventi con fiducia e ottimismo pur senza privarsi di quel sano realismo che mai guasta. «Sono convinto che la squadra sia competitiva, cercheremo di mantenere la categoria, vincere il girone sarebbe un grandissimo risultato».
A 30 anni compiuti Marrai ha già attraversato molteplici fasi della vita di un tennista: giocatore, insegnante ed ora capitano. Ha bruciato le tappe, la sua carriera agonistica si è interrotta forse troppo presto, colpa degli infortuni. Eppure i rimpianti non gravitano nei suoi pensieri. «Ho compiuto quella scelta perché mi erano venuti a mancare gli stimoli necessari per continuare a disputare tornei. Quelli che ho in abbondanza per essere il capitano del Tennis Italia».
Marrai imporrà poche regole, ma basilari. «Il rispetto del gruppo sarà fondamentale, non voglio prime donne, né giocatori che pensano al loro bene e non a quello della squadra». Matteo – che ricomincerà a svolgere a tempo pieno l’attività al Tennis Italia – non disputerà gli incontri della A1 per un problema al braccio. Penserà alle scelte tecniche da compiere ogni domenica. Magari ricordando un aneddoto della finale dello scorso anno. «Ero negli spogliatoi con Lorenzi prima del terzo set della sua partita. Era in difficoltà, gli ho dato alcuni consigli e li ha seguiti: una piacevole scoperta».
Gabriele Noli
«Sono strafelice di questa opportunità, sarà bello guidare il circolo nel quale sono cresciuto» confessa Matteo, pronto a raccogliere una sfida per lui inedita a livelli così alti, dovendo fare i conti con il poco tempo a disposizione. «Non sarà facile e le responsabilità non mancheranno, questo lo so» dice il nuovo capitano che per carattere tende ad approcciarsi agli eventi con fiducia e ottimismo pur senza privarsi di quel sano realismo che mai guasta. «Sono convinto che la squadra sia competitiva, cercheremo di mantenere la categoria, vincere il girone sarebbe un grandissimo risultato».
A 30 anni compiuti Marrai ha già attraversato molteplici fasi della vita di un tennista: giocatore, insegnante ed ora capitano. Ha bruciato le tappe, la sua carriera agonistica si è interrotta forse troppo presto, colpa degli infortuni. Eppure i rimpianti non gravitano nei suoi pensieri. «Ho compiuto quella scelta perché mi erano venuti a mancare gli stimoli necessari per continuare a disputare tornei. Quelli che ho in abbondanza per essere il capitano del Tennis Italia».
Marrai imporrà poche regole, ma basilari. «Il rispetto del gruppo sarà fondamentale, non voglio prime donne, né giocatori che pensano al loro bene e non a quello della squadra». Matteo – che ricomincerà a svolgere a tempo pieno l’attività al Tennis Italia – non disputerà gli incontri della A1 per un problema al braccio. Penserà alle scelte tecniche da compiere ogni domenica. Magari ricordando un aneddoto della finale dello scorso anno. «Ero negli spogliatoi con Lorenzi prima del terzo set della sua partita. Era in difficoltà, gli ho dato alcuni consigli e li ha seguiti: una piacevole scoperta».
Gabriele Noli
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