Il Tirreno

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calcio: il personaggio

Daniele Galli, il pallone nel Dna ereditato da papà Angelino

di Massimo Guidi
Daniele Galli (Bozzano)
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Daniele Galli (Bozzano)

Sua la doppietta su rigore che ha regalato la prima vittoria al “suo” Bozzano: «Mi piace segnare, ma preferisco confezionare assist per i miei compagni»

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BOZZANO. E’ uno dei tanti figli d’arte che popolano il cosmo del calcio dilettantistico toscano. E forse più di altri Daniele Galli, “genietto” del Bozzano, ha ereditato il dna calcistico di papà Angelo o Angelino come è più conosciuto: stesse giocate d’autore, rigorosamente con un solo piede (per Daniele il sinistro), abilità nei calci da fermo ma anche una certa tendenza a tenere troppo il pallone che porta a dire chi ha visto giocare anche Angelino «è come suo padre gli ci vuole un pallone personale». Uguali proprio fino in fondo forse no perché come dice Daniele sorridendo «mio papà mi dice sempre che sono più mobile di lui». Sorride Daniele perché proprio la scarsa mobilità è stato il tallone d’Achille di Galli senior, uno dei tanti talenti inespressi della Viareggio calcistica della seconda metà degli anni Sessanta del secolo scorso.

Classe 1988, Daniele Galli emette i suoi primi vagiti calcistici sul campo della Croce Verde dove viene svezzato da Mauro Levantini e Roberto Della Latta. Poi il passaggio al Camaiore dove arriva a giocare fino con la squadra juniores e dove si fa apprezzare per la sua tecnica sopraffina. Di seguito comincia a girare nei campionati dilettanti vestendo le maglie - tra le altre - di Stiava e Capezzano in categorie dove il suo talento sembra sprecato. Per la verità alcune chiamate da società di Eccellenza e Promozione arrivano, ma Daniele che si vuole soprattutto divertire con un pallone tra i piedi declina l’offerta. Arriva perfino a scendere in Terza Categoria, con il Bargecchia dove lo ha portato Paolo Bartolini poi, nella passata stagione il passaggio (che è un ritorno) al Bozzano che grazie anche a qualche sua prodezza riesce a mantenere la categoria dopo la roulette dei playout nonostante, come lui stesso confessa, la stagione passata non sia stata una delle sue migliori. «Ero reduce da un infortunio ad una caviglia che ho fatto fatica a smaltire. Comunque sono contento di avere contribuito ad una salvezza che ad un certo punto della stagione sembrava insperata».

Quest’anno però Daniele sembra avere iniziato con una marcia superiore, come sostiene il diesse bozzanello Alberto Pierini, e già nelle amichevoli e nella prima di Coppa Toscana ha fatto capire di poter incidere in maniera determinante. Così come è successo domenica scorsa, per la prima di campionato al “Rontani” quando Daniele ha guidato gli orange alla vittoria in rimonta realizzano una doppietta su calcio di rigore contro il quotato River Pieve.

Daniele, un inizio con il botto. Sei tu il rigorista designato?

«Sì, anche se non posso definirmi un “cecchino” visto che nella passata stagione ho commesso qualche errore. Cerco sempre di piazzare il pallone rasoterra vicino al palo, ma non sempre l’operazione riesce».

Tra rigori, punizioni e anche qualche gol su azione il tuo bottino stagionale è sempre stato ottimo.

«Ho una media di otto-nove reti a campionato e tenuto conto che non sono un attaccante puro non è male. E poi a me i gol piace anche farli realizzare agli altri…».

Più un uomo assist che un goleador?

«Certo, segnare un gol dà sempre una certa emozione. Ma a me gratifica anche il fatto di poter mettere un compagno davanti al portiere».

Qual è la posizione in campo che preferisci?

«Negli ultimi anni ho sempre fatto il “braccetto” di centrocampo».

Si dice che il tuo rapporto con il pallone sia piuttosto… morboso. Un vizio di famiglia?

«Direi di sì, come si dice mi ci vuole un pallone tutto per me. Così come ci voleva per il mio papà».

E Angelino cosa dice delle tue performance?

«Devo dire che è sempre molto obiettivo. Sul fatto che sono innamorato del pallone non può certo dire molto. Sostiene che gli somiglio molto anche se corro un po’ di più di lui ma non so se questo è un complimento…».

Qual è stato il tuo modello di giovane calciatore?

«Essendo juventino non posso che dire Del Piero, una che ha fatto la storia della Juve».

Hai cercato di imitare lui nel calciare le punizioni?

«Non esageriamo. Gli anni scorsi qualche gol su punizione l’ho segnato».

Molti addetti ai lavori sostengono che avresti potuto giocare in categorie superiori. Sei d’accordo?

«Per la verità qualche richiesta da parte di società di Promozione o Eccellenza l’ho avuta. Ma a me piace giocare per divertimento, magari in compagnia di amici e quindi ho sempre privilegiato questo aspetto».

Hai qualche rimpianto?

«Direi di no. Come ti ho detto, gioco per divertirmi e fino a quando proverò piacere nel correre dietro ad un pallone continuerò, in qualsiasi categoria».

L’obiettivo stagionale del Bozzano?

«La salvezza magari con qualche patema in meno rispetto allo scorso campionato. La squadra fu completata a campionato iniziato e ottenere la permanenza in categoria è stata una vera impresa. Il campionato è lungo e noi cerchiamo di andare avanti partita dopo partita».

Da due stagioni sei a Bozzano: come ti trovi con i compagni?

«Formiamo un buon gruppo. Ci sono tanti bravi ragazzi con i quali mi trovo molto bene oltre che bravi giocatori come Antoni, Bertolla e Lupoli che indubbiamente danno qualità alla squadra».

E con il tecnico Bucci?

«Credo di avere un buon rapporto. E' un bravo tecnico che nella passata stagione al suo arrivo ci ha inculcato la mentalità necessaria per compiere l'impresa. Devo dire che mi ero trovato bene anche con Mazzei, altro bravo allenatore».

Domani tornate in campo per la Coppa Toscana a Fossone. Possibilità di passare il turno?

«Abbiamo qualche acciaccato e Antoni squalificato. Comunque proveremo a giocarcela per ottenere la qualificazione. Ma non sarà facile».

©RIPRODUZIONE RISERVATA
 

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