Il Tirreno

Versilia

Antonella e Tina Quando l’azzurro ha sfumature rosa

di Massimo Guidi
Antonella e Tina Quando l’azzurro ha sfumature rosa

Negli anni ’70 la coppia Piaceri-Bravieri finì in Nazionale «Quella volta che giocammo in Messico nel mitico Azteca»

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VIAREGGIO. La recente convocazione di Greta Adami per il raduno della Nazionale non può non far tornare la memoria al dicembre del 1973 quando due ragazze di casa nostra, Antonella Piaceri e Tina Bravieri, furono convocate in Nazionale dal mitico Aldo Olivieri per un torneo in Messico. Erano gli albori del calcio in rosa ma Viareggio era già protagonista: il 23 febbraio del 1968 le azzurre avevano giocato la prima storica partita della Nazionale allo stadio dei Pini (vincendo 2-1 contro la Cecoslovacchia) e nell’aprile dello stesso anno, Viareggio aveva visto nascere la Federazione Italiana Calcio Femminile: tra i promotori Giovanni Mazzoni, storica figura della vita viareggina per il suo impegno nella politica locale e nel Carnevale.

Lo stesso Mazzoni aveva fondato nello stesso anno una squadra di calcio, la Pro Viareggio, che qualche anno dopo assunse la denominazione di Agostini Viareggio (dal nome del suo sponsor) la quale per due volte (a metà anni settanta) aveva vinto il suo girone del campionato Interregionale (una sorta di serie B) per poi rinunciare alla fase finale per motivi economici Antonella Piaceri era una delle stelle della formazione viareggina, “la brasiliana”, come l’avevano soprannominata per la sua tecnica sopraffina. Un gene probabilmente ereditato (assieme al ruolo) dallo zio paterno Giampaolo Piaceri, ex attaccante di Torino, Lazio, Genoa e Pisa che proprio in quegli anni chiudeva la carriera con la maglia del Viareggio. «Era una bella squadra quel Viareggio – ricorda Antonella – con Cavallito, Bresciani e tanti altri. Cosa mi diceva mio zio che giocavo a calcio? Chi lo conosce può immaginare le sue battute».

Antonella aveva iniziato a tirare calci ad un pallone con i ragazzini davanti casa sua, a Lido di Camaiore «in mezzo alla strada: a quei tempi non passavano poi tante auto». Poi l’avventura nel calcio vero: «Non sapevo nemmeno che a Viareggio esistesse una squadra femminile. Me lo segnalò un vicino di casa. Allora andai al campo scuola a Viareggio e da lì iniziò la mia avventura calcistica».

Avventura che dopo quella a strisce bianconere l’ha portò a vestire le maglie di Livorno, Tiguglio, Lugo di Romagna per poi chiudere la carriera con il Pisa: «Avevo smesso mi convinse a tornare in campo la figlia di Gino Attanasio, il mio primo allenatore. Dalla serie C arrivammo fino in serie A».

Una carriera, iniziata da attacante e finita da libero che, vista la sua bravura, l’avrebbe potuta portare molto in alto: «Mi avevano contattato Milan, Cagliari e Roma. Ma avevamo un negozio e mio padre disse che sarei dovuta rimanere a casa. Rimpianti? No, sono contenta per quello che ho fatto nel calcio».

Oltre ai tanti gol realizzati tra le perle di Antonella fanno spicco le tante partite giocate con la maglia della Nazionale, tra le quali quella relativa alla foto (Antonella è la quarta da destra in piedi) contro la Svizzera al “Picco” di La Spezia vinta dalle azzurre grazie ad una doppietta dell’attaccante camaiorese. Ma per Antonella la prima volta in azzurro era stata proprio in occasione della tournée disputata in Messico alla fine del 1973. «Una esperienza indimenticabile. Avevo 17 anni e non ero mai uscita da Lido di Camaiore. Ricordo che arrivai al campo per un allenamento e il Mazzoni mi disse che ero tra le convocate in nazionale con Tina Barvieri, Lucia Tori e Manola Maggianetti».

Poi l’arrivo in Messico. «Lì il calcio femminile era già più praticato rispetto all’Italia. Giocammo due partite all’Azteca dove tre anni prima l’Italia aveva sfiorato il mondiale. Una grande emozione giocare dove il mio idolo Gianni Rivera aveva realizzato il gol del 4-3 con la Germania. E in quello stadio segnai anche io un gol, nella vittoriosa gara con il Perù. La cosa che non potrò mai scordare è quando vidi il mio cognome scritto sul tabellone luminoso a caratteri cubitali. Rimanemmo in Messico per diciotto giorni. Dovevamo fare un altro torneo a Guadalajara ma siccome era vicino il Natale fu presa la decisione di tornare a casa».

Segue ancora il calcio quello maschile, è tifosa dell’Inter ma una volta appesi gli scarpini al chiodo è uscita definitivamente di scena. «Anni fa Ugo Dini presidente del Lido mi chiese di andare ad allenare i bambini. Ringraziai ma declinai l’offerta cosciente del fatto di avere poca pazienza e di essere poco diplomatica: se avessi visto un bambino poco portato per il calcio lo avrei invitato subito a smettere e cambiare sport».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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